Sul Muro con Anquetil

Anquetil spinto dal Mariett

Jacques,  li vedi questi due? Guardali in faccia: sono quelli del cambio ruote che ti aspettano sul Muro di Sormano. Perché noi in macchina non riusciamo a salire; allora mandiamo su loro due in moto. Se hai bisogno, sono lì”. Chi parla è Mario Monti, il Mariett, raffinato meccanico ciclista della Cicli Monti di Baggio. Chi rievoca l’episodio di oltre cinquant’anni fa è Virginio Dossena, un ragazzo di 86 primavere, una vita trascorsa nel grande ciclismo.

Jacques, invece, è il grande Anquetil, il fuoriclasse del ciclismo francese oltre 200 volte vincitore da professionista tra gli anni ’50 e ’60. Anquetil in Italia si affidava alla maestria del Mario per tutti i grandi impegni, dal Giro d’Italia (su tutti quello vinto nel 1960) alla Milano-Sanremo al Giro di Lombardia. Proprio all’edizione del 1961 della “classicissima delle foglie morte” del 1961 fa riferimento Dossena, ormai unico testimone, mentre ci accoglie nella storica sede della Cicli Monti in via Due Giugno a Baggio, dove campeggiano le foto di ciclisti importanti: c’è Anquetil ma anche Luigi Ferrando, tre volte Campione d’Italia ciclocross indipendenti nel ‘36, ‘38 e ‘39.

La Monti e Baggio hanno dato molto alla Milano del ciclismo, a partire da Luca Guercilena, uno dei migliori d.s. in circolazione che ha esordito con quella maglia, per proseguire con il Pepp Magni, meccanico ciclista al seguito degli azzurri per tre Olimpiadi tra gli anni ’60 e ’70 e finire con lo zio, il Gramaglia, per il quale Renato Longo andò ad allenarsi e a vivere proprio a Baggio.

Mentre indica una foto in bianco e nero, Dossena specifica che la sera prima della corsa erano al Principe di Savoia, lussuoso hotel dove il francese alloggiava, proprio per “farsi conoscere”. Con lui il Carletto De Angeli, uno che a livello dilettantistico andava davvero forte e “che, all’occorrenza, sapeva cosa voleva dire cambiare una ruota, facendolo in fretta e bene”.

Saliti in camera, trovano Anquetil intento a farsi massaggiare. Mario li presenta: il francese li guarda per bene e poi chiede al fido masseur di dare ad entrambi due maglie Fynsec, seguite da due coppe di champagne.

La mattina dopo sono in cima al Muro di Sormano, 2,4 Km con punte del 22%, pregando di non dover mai intervenire: troppo grande sarebbe la responsabilità di cambiare la ruota ad Anquetil. E le preghiere vanno a buon fine visto che, sullo sterrato, forano sia Bahamontes sia Nencini. In cima al Muro transita per primo Massignan davanti a Taccone che poi vincerà sul traguardo dello stadio Senigallia di Como. Anquetil scollina dopo i primi inseguitori e, come passa,  Virginio dà un colpo di pedale al Galletto (il 192, della Guzzi) e si mette in scia col Carletto seduto dietro.

Dossena con Anquetil

Lo segue ma non troppo da vicino, perché non si sa mai. Abbastanza però per apprezzarne i calzini bianchi ancora immacolati, segno di grande stile nel correre. Ne ammira anche un gesto unico: al termine della discesa Anquetil tira fuori di tasca il fazzoletto per soffiarsi il naso. Soltanto dopo il francese decide di partire all’ inseguimento dei primi che non riuscirà a raggiungere accontentandosi di un piazzamento.

All’arrivo, i due camminano assieme sul prato del Senigallia. Virginio ha ancora in mano le ruote che non ha dovuto usare. La foto da lui indicata in precedenza immortala il momento: lui e Anquetil a Como, 51 anni fa. Prima di andare però, si sofferma su un’altra fotografia  storica dell’officina del Monti. Riguarda sempre Anquetil e ancora sul Muro di Sormano, ma siamo nel 1960. Un uomo spinge il francese per farlo ripartire dopo una foratura. E’ il Mario Monti. Perché l’anno prima Anquetil aveva sì bucato sul muro di Sormano ma quella volta dietro con le ruote c’era il “suo” Mario.

E la dedica sulla seconda foto è eloquente: “Pour Mario en toute amitié,  Jacques Anquetil”.

Leggi anche:

Derby inconsueto alla We Run Rome
Moleskine Three (part A)
Ratto, tutte le carte in regola
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: