Peccato si debba scendere

Gabriele Caldironi, anni 33, da Massafiscaglia, un paesone in provincia di Ferrara. Una passione sfrenata per il paracadutismo. Ma il contagio era inevitabile: “Con un padre paracadutista, che adesso ha 60 anni e non vuole smettere, è difficile trovare alternative. Già a 16 anni volevo lanciarmi. Papà non era d’accordo e mi pregò di aspettare ancora qualche anno, fino a quando non fossi diventato maggiorenne”.

A 18 anni ancora da compiere Gabriele si iscrive al corso di paracadutismo a Ravenna. Il primo lancio lo farà a Ferrara, appena diciannovenne. In quasi 14 anni ha accumulato tremila lanci. Una planata di pochi minuti e una grande emozione. ”Lanciarsi da una distanza di quattromila e passa metri è qualcosa di unico. Ai tuoi piedi c’è un mondo piccolissimo che si ingrandisce e assume dei contorni sempre più nitidi man mano che scendi. Dopo una manciata di secondi ecco il paracadute che si apre. Ti sembra di volare come fanno i gabbiani o i fenicotteri qui nelle nostre aree umide. Una volta mi capitò di sfiorare uno stormo di fenicotteri rosa, mentre ormai ero in dirittura d’arrivo. Lo stormo si spaventò ma non si sgretolò affatto. Riprese a volare, disegnando una sorta di vela allungata. Non vola soltanto il corpo ma anche la mente. Di questi tempi ne abbiamo bisogno tutti. Lassù scopri sensazioni nuove, che si stemperano scendendo in basso”.

Caldironi si è diplomato geometra ma da una vita indossa i colori del gruppo sportivo paracadutisti dell’Esercito. “Ho partecipato, qualche anno fa, ai mondiali di precisione in atterraggio, a Lucenek in Slovacchia. Nel 2009 ho preso parte anche agli italiani, ma senza fortuna. Adesso i miei lanci non sono più così frequenti e quando sono in palestra a fare body building mi sento come un pesce fuori dall’acqua. Sogno sempre quel mondo celeste, fatto d’aria, in cui puoi sognare e sentirti come airone, perennemente in volo”.

Gabriele si sempre piazzato nei primi cinque durante nelle gare nazionali, anche se il  primo posto gli è sempre sufuggito. “L’importante è volare. Peccato che invece di alzarsi sempre più in alto, sei costretto a scendere”.

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