Razza d’idioti, seconda parte

Il calcio non ha bisogno di ulteriori idioti, ne fabbrica a tutte le latitudini, sugli spalti e in campo. Purtroppo gli episodi di razzismo si infittiscono, a dispetto di tutte le campagne per scongiurarli e reprimerli, per il semplice fatto che la gran parte dei gesti e delle parole rimangono impuniti.

A volte qualcuno si ravvede, di solito in ritardo: è il caso di John Terry, il capitano del Chelsea che per un anno ha negato l’epiteto razzista rivolto ad Anton Ferdinand durante il match col Queen Park Rangers. Ci sono voluti due processi, altrettante multe salate (per un totale, dicono, di 600 mila sterline) e una squalifica di 4 giornate, attualmente in corso, per convincerlo Terry ad ammettere l’addebito. Nel comunicato in cui il giocatore si scusa ammette di aver usato un “linguaggio non accettabile e inappropriato”.

Peggio, per capirci, è andata a Luis Suarez per gli insulti a Patrice Evra, costatigli 8 giornate di squalifica. Tariffe sempre diverse anche se chi sbaglia normalmente paga. Almeno nel Regno Unito.

Predica bene ma razzola malissimo, peraltro, lo stesso Chelsea:  pur avendo da anni proclamato la tolleranza zero nei confronti del razzismo, ha soltanto multato John Terry lasciandogli la fascia di capitano, anche se i bene informati sostengono che la società lo ha avvisato che non ci sarà una prossima volta. Clemenza zero, nel caso.

Terry se la cava, insomma, mentre anni fa il Chelsea bandì a vita dallo stadio un tifoso, Stephen Fitzwater, che aveva insultato Didier Drogba.

Curioso, nel week end scorso ha preso il via in Inghilterra la campagna per dare un calcio al razzismo. I giocatori indossano prima degli incontri la maglietta con scritto  Kick It Out ma c’è chi si è detto contrario. “Non serve a niente” hanno sentenziato l’attaccante del Reading, Jason Roberts, il portiere dell’Aberdeen, Jason Brown, e i fratelli Ferdinand che in ogni occasione subiscono sulla propria pelle (mai espressione fu più veridica) ogni genere di oltraggio.

Rio Ferdinand comunque cambierà idea perché nel Manchester United comanda Sir Alex Ferguson che non tollera l’indisciplina.

Veniamo in casa nostra: convinto di essere Beppe Viola e di poter giocare sul paradosso, il giornalista Rai Giampiero Amandola, autore del servizio su Juventus-Napoli andato in onda al Tgr Piemonte sabato sera, prima della partita del Comunale, è incorso nei fulmini dell’azienda che lo ha sospeso.

Nel servizio si dava spazio alle intemperanze di un tifoso che equiparava i napoletani ai cinesi. Amendola, geniale, tramutava in gol il provvidenziale assist suggerendo “si riconoscono dalla puzza”. L’altro assentiva. Quella che Amendola definisce un’innocente battuta ha fatto ridere i soli parenti e amici di Amendola medesimo.

In una nota ufficiale la Rai viene dalla nostra, si dichiara “sempre in prima fila nella lotta contro ogni forma di razzismo e la stupidità che l’accompagna”. Idiozia e stupidità sono due sinonimi. A noi però, per giustificare il titolo, sembra che Razza d’idioti sia più significativo di Razza di stupidi. E anche di Razza di sciocchi.

P.S.

Della vicenda cori contro Morosini a Livorno da parte di idioti (o stupidi) del Verona Hellas abbiamo riferito in due servizi, il primo a firma Lello Gurrado, il secondo a firma Simone Chiodo. Attendiamo i provvedimenti, pur sapendoli blandi.

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