Figurine Panini, chi fa il furbo?

C’è fermento intorno alla possibilità che l’album di figurine dei calciatori, per tradizione più che cinquantennale vanto della modenese Panini, passi in mani straniere, per la precisione statunitensi, visto che l’accordo con i detentori dei diritti, l’Associazione Italiana Calciatori e la Lega che li gestisce, è scaduto.

Riepiloghiamo. Il presidente di Lega Beretta un paio di settimane se ne esce con una dichiarazione che genera non poco allarme: “I diritti di immagine dei giocatori verranno gestiti dalla Lega di serie A, come già avviene per i marchi, i colori e le maglie delle squadre. La Lega ha il mandato di trattare con i licenziatari e i ricavi saranno divisi al 50% con l’Aic (Associazione Italiana Calciatori)”.

L’obiettivo è massimizzare i risultati, a favore dei calciatori e soprattutto delle società per le quali giocano, sin qui tagliate fuori dal business figurine.

Come a dire che il gioco si conduce per qualche dollaro in più, visto che in lizza è scesa la statunitense Topps, che già produce negli Stati Uniti figurine del football Usa e del baseball, oltre a essere sbarcata nel Regno Unito con le figurine della Premier League di calcio. In realtà Topps ha già tentato di soppiantare Panini nel mercato italiano delle figurine: dal 2003 e per alcuni anni si è proposta con Calcio Merlin, una raccolta di minifigurine che non ha avuto grande eco. Poi si è ritirata in buon ordine.

Dopo l’annuncio di Beretta c’è stata la classica levata di scudi, con grande fermento di coscienze. Sono insorti i collezionisti e i papà, in nome e per conto dei figli (in realtà le figurine divertono molto più gli adulti dei bambini, che spesso fanno contento papà lasciandogliele attaccare sugli album).

Dalla Panini nessun commento, ma persone molto vicine all’azienda raccontano una banale verità: “Non ci si può dissanguare perché la Lega vuole massimizzare i profitti, non possiamo offrire più di quanto sin qui è accaduto per i diritti perché lavoreremmo senza profitto. Anche per loro, i calciatori e la Lega. Sarebbe bene tener conto della qualità dei prodotti e della lunga permanenza sul mercato. La tradizione qualcosa vorrà pur dire”.

Tradizione, parola magica alla quale si aggrappano i tifosi delle figurine Panini. Numerosissimi. Dato non verificabile, di fonte aziendale (Panini), sono circa due milioni gli italiani di tutte le età che ogni anno comprano e scambiano le figurine dei calciatori.

Sui giornali di area (modenese) si legge che “le figurine sono un’istituzione. È inammissibile pensare di poter interrompere così a cuor leggere una storia che prosegue dal 1961. Giù le mani dalle figurine Panini!”.

A questo punto i fan si mobilitano, nasce una una pagina Facebook dal titolo inequivoco: Nessuno tocchi le figurine Panini.

Si muove anche la politica dell’Emilia Romagna, nella persona dell’assessore allo Sviluppo economico, Giancarlo Muzzarelli. Si appella alla tutela di “un marchio storico italiano che dovrebbe essere valorizzato come parte di quell’importante indotto che gira intorno al mondo del pallone”.

Tutto bello, tutto giusto. Peccato che la Panini, pur presente sul mercato dal 1961, anzi meglio fondatrice del mercato delle figurine non solo in Italia, abbia avuto i suoi alti e bassi.

Un po’ di storia, per chi non sa.

La famiglia Panini negli anni Ottanta del Novecento vive un momento di riflessione.  I fondatori sono ben vecchi e i nove figli originari hanno generato una ventina di nipoti, Ciascuno la pensa a modo suo. L’idea della possibile disgregazione infastidisce i vecchi Panini, meglio vendere.

Nel 1987 cedono ben dieci sedi estere e l’azienda agli inglesi di Robert Maxwell, la cui tragica morte (annegamento), nei primi anni Novanta, prelude a un’ulteriore cessione che vede la finanziaria Price WaterHouse nel ruolo di intermediaria per la vendita. Si fa avanti e acquista una cordata capeggiata dal Gruppo De Agostini che, dopo averla risanata, la cede agli americani di Marvel Comics.

Tutto procede sino a quando la crisi coglie anche Marvel e la Panini ritorna in mani mani italiane, esattamente del Gruppo Merloni, quelli degli elettrodomestici.

La Panini di nuovo italiana torna a prosperare, non solo per le figurine dei calciatori. Le raccolte si estendono. Come ricorda sagacemente un lettore che interviene nel Facebook pro Panini, in questo momento “la Panini acquisisce i diritti e vende le raccolte dello sport Usa con pacchetti da 7-8 figurine che arrivano a costare anche 100 dollari perché ci sono 3-4 card con l’autografo o il pezzetto di maglia dei giocatori più famosi…guardate la Home Page della Panini..Quante raccolte sportive ci sono? in compenso tutte le raccolte delle serie Tv e film di cartoni animati che vendono molto più dei Calciatori”.

Un piccolo dubbio, per chiudere: non è che mettendo il naso in casa d’altri, cioè andando a verificare che i patti siano rispettati (50 per cento degli utili delle figurine a chi le fa, il restante 50 a chi le lascia fare, cioè la Lega calcio) questo disturba chi governa attualmente in casa Panini?

Un grande dubbio: non è che in Lega calcio, dopo aver buttato i soldi dei diritti tv con gestioni dissennate dei club (salvo sporadiche eccezioni), oggi hanno a cuore il fondo del barile, che va raschiato per intero?

di Gianni Poli

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