Il calcio e lo sport sono Poesia

Incontro mai avvenuto tra uno stagista e Luis Sepùlveda.

Aspetto da 30 minuti, Francesco  dovrebbe darmi il cambio al nostro stand del Salone del Libro – Torino 2012, ma la segreteria telefonica del suo cellulare mi invita a lasciare un messaggio. Finalmente lo vedo arrivare di corsa e  già immagino le sue giustificazioni patetiche e scontate:  traffico congestionato, autobus affollato ecc…

Il Salone del Libro è pieno e l’affluenza quest’anno è da record, così si dice in giro,  ma io non voglio fare tardi, devo arrivare prima che inizi la conferenza. Dopo una serie di slalom fra vari gruppi di persone riesco a vederlo, Luis Sepùlveda è seduto lì, dietro un tavolo e ha già iniziato. I presenti lo ascoltano in silenzio religioso mentre racconta la sua storia, l’incontro con la poesia:

“Camminavo svelto diretto a  un campo di gioco con le mie scarpette da calcio in mano, mi apprestavo a giocare la mia solita partita quando vidi un camion carico di mobili pronto a scaricare il tutto. Apparteneva a un famiglia appena trasferita nel quartiere e la ragazza più bella che io avessi mai visto era la loro figlia. Mi proposi spontaneamente per aiutarli e quel trasloco lo feci quasi da solo. Come ricompensa  fui invitato  al compleanno della ragazza che sarebbe stato la settimana dopo. Ricordo, poi,  che giocai malissimo quella partita e i miei compagni si incazzarono con me. Il giorno della festa mi presentai con un ‘gioiello’, la foto della nazionale di calcio cilena. C’erano gli autografi di tutti i giocatori, guadagnati con sudore. Questo era il mio regalo per lei, la prese senza entusiasmo, la posò su un tavolo e mi disse che a lei il calcio non interessava, la sola cosa che le piaceva era la poesia. Così finì la mia prima storia d’amore prima di cominciare, ma la mia curiosità fu stuzzicata a tal punto che incominciai a leggere poesie. Non so se da allora la poesia e la letteratura  abbiano acquistato qualcosa, ma di certo la nazionale cilena ha perso un fantastico puntero.”                                                                                      

Un calorosissimo applauso da parte di noi tutti riempie quell’area del salone, poi lui continua:

“Mi sembra ieri, ma tutto ebbe inizio quel giorno vicino ad un campo di calcio allorché mi trovai ad un bivio: calcio o poesia?”.

Parla dei suoi lavori e della sua ultima pubblicazione in Italia “Tutti i racconti”, io mi avvicino al  tavolo e cerco di attirare la sua attenzione. La conferenza volge al termine, sono a un paio di metri da lui, mi guarda con un’espressione interrogativa e io decido di cogliere l’occasione, esclamo: “Bene, scelse la poesia e lasciò il calcio”.

“Sì ma  il calcio è anche poesia e io non l’ho mai abbandonato, ho continuato a seguirlo”.

Maestro, veramente riesce a vedere poesia in questo calcio? Il calcio in cui:

Palazzi chiede per Antonio Conte, allenatore della Juventus, 12 mesi di squalifica;

Masiello e due suoi amici sono arrestati il 2 Aprile 2012 con l’accusa di associazione per delinquere. Molti calciatori sono indagati, finiscono nel mirino alcune gare di serie A e molte di B e C…

La Guardia di Finanza indaga su alcuni tesseramenti di calciatori dopo aver acquisito i relativi contratti. Le acquisizioni servono a verificare se le somme iscritte a bilancio sono le stesse riportate nei  contratti.

A volte, gli dico, ho l’impressione che qualcuno ci stia rubando  il calcio, quel calcio con cui tutti noi abbiamo costruito i ricordi più intimi della nostra vita.

“Forse è così, ma questi aspetti negativi non possono incrinare il rapporto speciale che il “fùtbol“ ha  instaurato con tutte le generazioni, tanto che da più di un secolo viene riconosciuto sport di tutti. Purtroppo oggi il calcio è anche questo, anzi lo sport in genere è questo, con i suoi scandali, scommesse, doping  e quant’altro”.

Tutto lo sport?

“Purtroppo sì”.

Ho letto la sua ultima  pubblicazione in Italia  - “Tutti  i  Racconti”,  Guanda -  e in molti racconti ho scovato le sue poesie dello sport. Gliene leggo alcune:

L’uomo in uniforme piangeva come una fontana abbracciando Gonzalo mentre gli altri bevevano prisco dalla bottiglia e si passavano i trofei di mano in mano. Erano vari mesi che si ritrovavano nel garage e non si erano mai interessati a quei simboli di gloria ottenuti nei tre minuti di un round in incontri di box, nella breve eternità della vittoria o della sconfitta.   (dal racconto “Il campione”, pag. 84)

La santissima trinità, esclamò l’ispettore Cheli. Sì ma in questo caso non si chiamano Tito Fouillioux,  Jorge Toro e Leonel Sanchez, la trinità del calcio cileno. Che ne è stato di Jorge Toro? Grande attaccante quel cileno!

Non puoi dimenticare per un attimo il calcio? Perdoni il mio collega, tornò a scusarsi Arpaia.

Mea culpa. E’ che sono un tifoso del Modena. Jorge Toro ha giocato sei anni per noi, spiegò entusiasta Cheli.   (dal racconto  “Cieco con la pistola”, pag. 220)

Il calcio è una presenza importante nelle sue opere, addirittura chiamare “santissima trinità” il trio di giocatori cileni. Forse lei non l’ha mai davvero abbandonato… anzi forse ha solo enfatizzato il lato poetico di questo sport.

Il giorno dopo, la stampa di sinistra parlò della vittoria di Davide contro Golia, mentre la stampa berlusconiana reclamava l’espulsione dell’indesiderato albanese. E cosa fece Kid Tropea?  L’unica cosa che poteva fare un campione con un occhio a lutto, si piazzò al solito tavolo, nel solito bar, e raccontò ai soliti amici le vittorie passate, perché i trionfi, per piccoli e passeggeri che siano, sono l’unico balsamo degli animi che ricevono tutti i colpi. (dal racconto “L’ultimo combattimento di Kid Tropea”)

L’umanità di Kid Tropea, campione di box.

Non so dire quante volte percorsi la strada…finché un nodo alla gola e il pacchetto vuoto in mano mi indicarono che era più sensato accettare la sconfitta e tornare a casa. Così feci, e per non rendere evidente il fallimento davanti ai miei genitori…entrai senza accendere la luce e mi chiusi nella mia stanza…Per la prima volta sentii che non li amavo, che non avevo bisogno di loro e che la mia sconfitta era personale, intima. La grande sconfitta dell’attaccante che sbaglia il rigore decisivo al novantesimo minuto. (dal racconto “Una casa a Santiago”, pag. 157)

La confessione di un adolescente dopo un fallimento in amore paragonabile alla sconfitta personale di un attaccante che sbaglia il gol decisivo al novantesimo minuto.

Sepùlveda ha ormai concluso il suo impegno al Salone, sta andando via, si gira e mi sussurra: “Stai tranquillo, nessuno ci ruberà il calcio e lo sport, sono il nostro legame con il sogno, conosci qualcuno che può rubare i sogni?”

Cerco di rispondere, ma non ne ho la possibilità, sparisce seguito da un gruppo di giovani che provano a farsi autografare il suo ultimo libro. Mi rendo conto che ho appena parlato con un personaggio fantastico, impegnato politicamente, che dopo il servizio nella guardia personale di Allende e i mesi di prigionia nelle carceri di Pinochet  continua a parlare di poesia e di letteratura.

“ Quando uno scrive ha l’impressione di essere un piccolo Dio, determina il tempo, decide la vita e la morte dei personaggi”

Il giorno dopo il Salone del libro è ancora pieno di visitatori che girano, osservano e spesso comprano nonostante la crisi che incombe sul Paese. Spendono e investono sulla cultura, non è poesia questa?

Mi sforzo, ma non riesco a darmi delle risposte rassicuranti, guardo i miei colleghi stagisti come me, che lavorano 10 ore al giorno in cambio di una speranza che non diventerà certezza. Non subito, perlomeno.

di Pietro Gianfrancesco                                                  

(Docente di inglese calcistico a Coverciano Centro Tecnico Federale FIGC)

Leggi anche:

In barba alle regole del Cio
Serve nuotare nell’oro?
Dai, racconta il tuo sport
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: