Rossella, il futuro è suo

Voce gentile e tono garbato, Rossella Ratto si racconta nel giorno dei suoi 19 anni. In programma per il compleanno ha una partita a tennis con il padre, poi la cena in famiglia e con qualche amica. L’impegno a brevissimo è una crono di beneficenza a cui tiene, quella di Gorla Maggiore, ma la stagione per lei si è conclusa col Mondiale.

Rossella ritorna volentieri su quel sesto posto a Valkenburg e sul grappolo di piazzamenti che l’hanno posta all’attenzione del movimento ciclistico, tributandole onori. Riepiloga così l’esperienza in Olanda: “Ero partita per essere d’aiuto a Giorgia (Bronzini) e a Elisa (Longo Borghini) perché questi erano gli accordi con il c.t. Dino Savoldi; dopo la caduta Tatiana Guderzo non riusciva a recuperare così è toccato a me ricucire ogni volta fino alla fuga buona; poi ho provato ad aiutare Lisa a giocarsi tutto in una fuga a due ma è andata diversamente”.

Non hai rimpianti, qualcosa poteva andare diversamente? “Tutto bene, sia con le mie compagne che con Dino Salvoldi che mi conosce dalla categoria esordienti, cioè da una vita. In lui ho piena fiducia e ho seguito le sue dritte anche alla Freccia Vallone…pensare che avevo nelle gambe allenamenti da 40/60 km e invece ne ho tenuti 120 e ho fatto il Muro di Huy con la Vos!”.

In quel periodo Rossella studiava ancora, non aveva molto tempo per allenarsi. “Mi svegliavo tra le 6 e le 6.30 per andare a scuola. Tornavo vero le 14.30 e dopo un’ora ero già fuori in bici sino almeno alle 18 perché i compiti dopo dovevo pur farli. La maturità incombeva. Il 28 giugno ho fatto l’orale alle 8 del mattino, poi di corsa a prendere la coincidenza che mi portava a Napoli per la partenza del Giro. Nel tragitto verso la stazione papà guidava e io mi cambiavo, indossavo la tuta in macchina”.

Il liceo linguistico, concluso con il punteggio di 82 centesimi, le farà comodo, l’anno prossimo Rossella correrà per la Hitec Products. In Norvegia l’inglese lo parlano quasi tutti. Oltre all’amica Elisa Longo Borghini avrà al fianco la francese Ferrier Bruneau e la norvegese Waersted, tutte e due già campionesse nazionali. “Ho firmato lo scorso 30 settembre. Hanno un quartier generale in Belgio dove andremo periodicamente per fare degli stage; per il resto continuerò ad allenarmi sulle strade di casa”.

Torniamo alla stagione trascorsa, dove le situazioni sfortunate si sono sommate: “Il 25 aprile, durante il trofeo liberazione di Crema, mi sono rotta due denti a causa di una brutta caduta. Era un circuito da ripetere 13 volte, ma all’ultimo giro uno scarto improvviso per uno spartitraffico ha causato la caduta di mezzo gruppo. Il 28 maggio, poi, altra caduta e frattura della mandibola. Sono andata avanti 3 mesi a minestrine. Ho vinto il Campionato Italiano a cronometro dopo 2 settimane passate senza uscire in bici allenandomi solo sui rulli e mangiando solo cose liquide o tritate molto fini”.

Marijn De Vries con una lettera all’UCI ha chiesto che il calendario femminile possa ricalcare quello maschile, come si è fatto per la Freccia Vallone. E Rossella cosa ne pensa? “Sarebbe davvero bello, ne guadagnerebbe tutto il movimento, in visibilità e notorietà; ci vedrebbero sicuramente più persone senza dover aspettare la mezzanotte passata…quando va bene”. E senza aspettare li finali di baseball per vedere il Giro, con tutto il rispetto per tutti: per il baseball e per il Giro.

Anche Marianne Vos ha detto che vorrebbe correre la Sanremo, la Roubaix e il Lombardia. A proposito, com’è la Vos da vicino? ”Beh, da vicino l’ho vista poco perché va davvero forte. Dal punto di vista umano penso si possa dire che è una che si comporta bene; personalmente non ho sentito nessuno parlarne male”.

La chiamano cannibale, però. “La Vos è una che non molla mai: nell’ultima tappa del Giro – da Sarnico a Bergamo – ci tenevo a fare bella figura perché si arrivava dalle mie parti. Ho provato ad anticiparla in salita, non mi ha lasciato andare, alla fine ho fatto quinta”.

Dopo questo primo anno, Rossella, come ti vedi in mezzo al gruppo, già alla pari con le altre oppure c’è ancora tanto da pedalare? “Mi sento giovane, di strada ne ho ancora molta da fare, spero di migliorare ancora. Per il momento accumulo esperienza”.

C’è qualcosa che sintetizza, sin qui, il tuo percorso? “In effetti la tesina che ho portato alla maturità l’ho fatta sul ciclismo. L’ho chiamata “Pedalando per la vita”. Riassume quanto ho imparato facendo sport: la competizione, l’adrenalina, la solidarietà. Mi sono permessa di legare i momenti di sport a grandi uomini del passato”.

Facci degli esempi, per favore. “La ricerca dei propri limiti e la tenacia del corridore l’ho collegata a Ulysses, protagonista della poesia di Tennyson; la necessità di confrontarsi per comprendere il proprio reale valore si correla all’opinione di Quintilliano sulla scuola pubblica o privata. Seneca per l’importanza di curare se stessi, per “iuvare alios”, nel ciclismo identificato nella squadra; e infine il momento della scelta tattica, che è possibile fare solo nella libertà, come sosteneva Kierkegaard, il filosofo”.

 

Leggi anche:

Ciclotappo domani a Cairo Montenotte
Le parole che dobbiamo a Brera
Bimbi protetti nel Giardino di Betty
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: