Vigorelli, vi propongo un sogno

Da giorni stimolato dal progetto per il rifacimento del Maspes-Vigorelli cerco di immaginare cosa potrebbe tornare a essere quel velodromo, autentico monumento allo sport.

Quasi un sogno, o forse un’ossessione. Chiamo l’amico Bruno Vicino, ne emerge un lungo racconto sul passato del velodromo milanese e qualche ipotesi sul futuro. Una telefonata lunga e appassionata che vi riassumo.

Una premessa per chi non lo conosce. Bruno Vicino si è formato sulla magica pista del Maspes-Vigorelli, per tre volte si è laureato campione del mondo nel mezzo fondo. Sul passato e presente dei pistard ha le idee chiare ed è voce autorevole. Basterebbe che qualcuno che conta lo ascoltasse.

Nel velodromo milanese si formavano i giovani talenti, quando nell’ultimo quarto di secolo i migliori giovani (intorno ai sedici anni) di varie regioni raggiungevano il capoluogo lombardo per apprendere i segreti della loro futura professione, accuditi dai migliori maestri dello sport (Giosuè Zenoni per la strada, Vanni Pettenella per la pista). I tecnici ragionavano di tutto, di posizione in sella, di alimentazione specifica, di allenamento senza esasperazione. Di trucchi del mestiere, leciti, non scorciatoie.

Il Vigorelli di allora custodiva la Scuola Fausto Coppi. Vi transitò anche Francesco Moser che negli anni Ottanta sulla “pista magica” avrebbe stabilito un paio di primati sull’ora. La Scuola ha formato decine di campioni che hanno vinto in ogni specialità e in ogni continente, poi questo schema  formativo è stato abbandonato.

Curioso, altre nazioni, segnatamente Australia e Gran Bretagna hanno copiato questo modello e ora vincono su strada e in pista poiché ai pistard offrono un futuro fatto di contratti e possibilità. Di piste in Italia ce ne sono, ma il più delle volte (come i giochi dei bimbi passato il Natale) sostano abbandonate nei capannoni, in disfacimento.

Non ci sono dubbi che senza una scuola il destino della pista e del ciclismo in generale è destinata a un declino irreversibile.

Guai a pensare a piste periferiche, si deve ripartire da Milano, spostare il velodromo lontano dalla sede storica non farebbe che accelerare il declino. Con il rischio di ripetere i già numerosi fallimenti.

Non vi sono dubbi che visti i pericoli che si presentano sulla strada un giovane amante delle due ruote dovrebbe cimentarsi in pista dove male che vada può rompersi qualche osso.

Soltanto una gestione strategica e ispirata può provare a rinverdire i fasti di una stagione irripetibile affidandosi in parte ai privati (la vecchia mai dimenticata squadra Ignis di patron Borghi) e per il resto alla Federazione, la cui latitanza non è più tollerabile. Nel caso del Vigorelli la Federciclismo non dovrebbe nemmeno trovare risorse economiche. Basterebbe che mettesse a disposizione persone e idee per programmare il futuro da qui ai prossimi due anni.

Non propriamente una impresa. Basterebbe coinvolgere atleti ed ex che hanno costruito per anni medaglie e campioni e che raccontano storie ed emozioni che dovrebbero continuare nel luogo più appropriato, il Maspes-Vigorelli . Bruno Vicino è attualmente direttore sportivo della Lampre-Ids, team professionistico, e si divide tra le due ruote e le quattro (quelle dei rally automobilistici, sua passione infinita).

di Simone Chiodo e Bruno Vicino

 

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