Le crepe della Tessera del Tifoso

Si annunciano tempi duri per Roberto Maroni, che ne rivendica la paternità (putativa) in quanto la Tessera del Tifoso è figlia di un provvedimento del Ministero dell’Interno. L’iniziativa perde i pezzi sotto l’attacco di più azioni legali e c’è chi anticipa la possibilità di un class action sportiva in grado di rottamarla o di metterla in forte discussione.

L’ultima novità viene dalla sentenza di ieri della seconda sezione del Tribunale Civile di Roma che ha condannato la società giallorossa a risarcire 5mila euro a un abbonato per i danni morali derivanti dalla sottoscrizione alla Card Club Privilege dell’AS Roma. È una sentenza di primo grado, vedremo quali effetti avrà negli ulteriori livelli di giudizio.

Sotto accusa c’è, anche qui, il trattamento illegittimo dei dati personali contenuti nel modulo per la richiesta della Tessera, in quanto nel formulario non sono distinti i dati (di ordinaria amministrazione) che non necessitano del consenso dell’interessato da quelli, con riflessi commerciali e di marketing, che al contrario lo impongono.

Altre situazioni critiche stanno per emergere, sempre per i sistemi di pagamento di servizi che sono proposti al tifosi. L’Inter ha messo in vendita a prezzo stracciato (11,50 euro contro i 23 di listino) una serie di biglietti tramite il portale Groupon, il Milan deve fronteggiare problemi che si legano alla Carta Cuore Rossonero. La stessa  Roma ha “catturato” quest’anno 9mila abbonati in più grazie a un carnet che “dimentica” i principi della fidelity card.

Non è visionario chi pensa a una class action, vista l’entità dei possibili coinvolti, quasi 700mila tesserati solo in serie A. Va capito se si indirizzerà alle società di calcio oppure al Viminale che la tessera non l’ha proposta ma imposta. Va detto che il Ministero dell’Interno non ha mai contemplato i fini commerciali dell’operazione, e potrebbe perciò chiamarsene fuori.

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