Mille e più modi di raccontare la bici

L’hanno chiamato Bike Film Festival, ma tre parole sono poche per capire cosa davvero è successo a Milano dall’11 al 14 Ottobre negli spazi dell’ex Ansaldo e al cinema Mexico.

Meglio allora prendere tutti i tipi diversi di bicicletta: da corsa, da passeggio, pieghevoli, bmx e scatto fisso; con gomme larghe e selle basse; che vanno in avanti, che vanno indietro e che vanno in alto; bici vecchie ma rimesse a posto che sembrano nuove di zecca e nuove ma così maltrattate, cioè amate, che sembra abbiano cent’anni.

Poi prendiamo le età di chi va in bici, che poi sono tutte le età: dai bambini con le bici con le rotelle ad altri bambini che hanno scollinato gli ottant’anni sulle salite dell’Eroica. A questo aggiungiamo almeno un paio di altri sport come il polo e l’hockey, ma a guardare bene c’era anche il rugby. Poi ci mettiamo le arti visive, con le fotografie, i filmati e le esposizioni varie di bici, di movimenti culturali ed eventi a due ruote.

In ultimo aggiungiamo due parti del cuore di Milano: lo spazio ex Ansaldo, dove ieri si fabbricavano locomotive e tram e domani ci sarà un Museo delle Culture, e il cinema Mexico di Sancassani, da sempre casa e chiesa per chi produce audiovisivi al di fuori del circuito ufficiale.

A colorare il tutto un po’ di musica con ottime band in concerto, un po’ di anarchia e un po’ di sana confusione.

Chiudiamo tutte queste belle cose dentro un frullatore; lo accediamo e quando gira a mille….togliamo il coperchio: quello che ci esplode tra le mani è una bomba di mille e più modi di fare e di raccontare la bicicletta.

Per cui all’ex Ansaldo vediamo i ragazzi con le bmx saltare in aria e spiaccicarsi per terra come rane strafatte. Ma vediamo anche partite di Bike polo, cioè 3 contro 3 in bici con una mazza e una pallina da imbucare in una porta, con  modalità da hockey e spallate da Milano-Sanremo.

E poi testi e  musiche,  bici in foto e dal vivo: ci sono quelle bianche dei Provos, agitatori, artisti ed ecologisti, ovvio in bicicletta, ad Amsterdam negli anni ’60  ma non ci sono, purtroppo, le bici bianche dei ciclisti morti in strada, e nemmeno un pensiero per loro.

Poi, siccome la bici non è un animale domestico, si va in strada a vedere  la gara di BMX al parco Argelati, oppure la sfida per tappe obbligate tra “pieghevolisti”, che è una caccia al tesoro fatta con quelle bici che si trasportano in un bagaglio di poco più di 50cm ( ma costano quasi 1000 euro).

Sempre in strada, anzi  proprio in mezzo al traffico, c’è anche l’Alleycat: dal vivo sembra la corsa in bici di un gruppo di pazzi ma poi, vista  in una delle proiezioni al Mexico, si capisce che sono ciclisti anarchici e masochisti autoalimentati di adrenalina che corrono da una parte all’altra della città andando spesso contromano, contro le regole, e ogni tanto anche contro le auto fregandosene di tutto e di tutti, soprattutto di sé stessi – perché ci lasciano le ossa -: basta arrivare primi.

A ruota seguono altri cortometraggi, di cui l’ultimo sull’Eroica, tre percorsi diversi nella terra più bella del mondo, la Toscana, su sterrato e con bici che sono la nobiltà del ciclismo; con persone che sono in realtà personaggi per come sono fuori – abbigliamento e stile rigorosamente d’epoca – ma soprattutto per come sono dentro:  gente genuina che pedala facendo tanta fatica solo per il gusto di farla.

E ancora si potrebbe continuare dicendo del Cargo bike race: di tutto e di più trainato da una bicicletta; oppure di un filmato della Icycle race, gara su pista ghiacciata con gomme chiodate; e ancora di un corto su Daniel Jariod, ciclista senza un braccio e senza un gamba per via di un tremendo incidente in moto e tanto altro, per uno stupendo e romantico mutare per conservare che ha come protagonista quella semplice e geniale invenzione che è la bicicletta.

Sabato sera poi, dopo i filmati e prima delle premiazioni, dal palco qualcuno ha ricordato Giacomo, il dodicenne morto sotto un tram mentre pedalava verso casa a bordo della sua bicicletta. A Giacomo e agli altri ciclisti morti in strada è stato dedicato un pensiero e un applauso, colmando così la lacuna citata prima. Perché il  Bike Film Fest, con tutto quello che ha fatto e raccontato, non poteva dimenticarsi di loro.

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