Meroni, il calcio non ha più farfalle

Giusto 45 anni fa, a mezza sera, moriva Gigi Meroni, calciatore simbolo – di “piacere e di fatti suoi” – travolto da un’auto mentre attraversava con il compagno di squadra Poletti un celebre Corso di Torino, intitolato a Re Umberto, a pochi metri da casa. Il primo urto lo colpì alla gamba sinistra e lo fece piroettare in aria, facendolo rimbalzare dove sopraggiungeva un’altra auto.

Aveva 24 anni ed era l’idolo di Torino, versante granata, dopo essere stato adorato dai genovesi, sponda rossoblù.

L’unico soprannome lecito – la “farfalla del calcio” – non a caso se lo contendono le due tifoserie che ancora oggi lo ricordano come un folletto che ha attraversato, con la sua passione per il pallone, le loro passioni, sollecitandole.

Segnava gol in maniera irrepetibile perché gli veniva facile il difficile, non per esibizionismo. Giocava sempre come se non ci fosse altro che il calcio, gioco per antonomasia. Un gioco e niente più.

Fuori dagli schemi, anticonformista, calciatore beat, artista del pallone (qualcuno con livore lo definì pure artistoide): Meroni non faceva certo simpatia ai tristi e bigotti censori dell’epoca perché “era strano”. Si faceva gli affari propri e in campo dava tutto.

Uno come Meroni, unico per leggerezza – o meglio, levità – faceva scalpore, se non scandalo. Gli imputavano di essere uno che avrebbe avuto sempre 20 anni. Colpa grave, imperdonabile.

Poteva permettersi i capelli lunghi e un accenno di barba per comodità, non certo per giocare a fare qualcosa o qualcuno. Non aveva bisogno di identità altrui.

Gli bastava essere. Era semplicemente vero, mai atteggiato. Mai in posa. Se ne infischiava se parlavano male di lui e di Francesca, la compagna che si era scelto (ricambiato) che aveva il solo torto di avere alle spalle un matrimonio venuto male.

A distanza di 45 anni ci piace ricordarlo invitandovi a vedere i video che ne celebrano la bravura sul campo. Andate su Youtube e non avrete delusioni.

Un altro Meroni? Forse Roberto Baggio, figlio di un altro tempo, ma di identiche invidie.

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