L’esempio di Francesco Guidolin

Francesco Guidolin

Fare l’allenatore non è semplice, soprattutto se non sei più giovanissimo. Francesco Guidolin, giunto alla terza stagione con l’Udinese, lo sa bene. 57 anni compiuti da poco, tante squadre allenate e un cuore che rischia emozioni troppo forti. L’ex allenatore del Palermo proprio lo scorso maggio aveva pensato di prendersi almeno un anno di pausa, rilassarsi e dedicarsi alla famiglia; valutava esagerate le sollecitazioni per uno come lui, non più verde.

Invece no, è rimasto nella sua Udine dove, a prescindere dai risultati sportivi ottenuti, tutti lo amano. Si, perché Guidolin, è forse oggi uno dei pochi allenatori nel nostro calcio che insegna valori e principi ai suoi ragazzi, prima di passare a schemi e tattica; insegna soprattutto che nella vita bisogna rimettersi in gioco, perché la ruota gira e non sempre hai il vento nelle vele.

Dal 2004 al 2008 al Palermo, esonerato e richiamato per ben quattro volte, una promozione in A, due piazzamenti in coppa Uefa, ma il rapporto con il vulcanico Zamparini si conclude proprio alla fine della stagione 2007-2008. Nell’estate di quell’anno riceve proposte, ma decide di restare fermo.

Poi, a settembre 2008, lo chiama Ghirardi: il suo Parma, neo-retrocesso in B è partito con il piede sbagliato, e Gigi Cagni ne fa le spese. Guidolin accetta, entusiasta, non gli interessa la categoria, ma il progetto. Riporta il Parma in serie A e l’anno successivo porta gli emiliani all’ottavo posto nella massima serie.

Ed ecco il ritorno a Udine, dopo ben 11 anni; non ha timori, conosce bene Pozzo e accetta la panchina friulana. L’inizio però è a dir poco disastroso: dopo quattro giornate l’Udinese è ultima, ma la società gli conferma la fiducia e fa bene. Arriva per ben due anni a giocarsi il preliminare di Champions League, facendo giocare calciatori sconosciuti, diventati poi campioni e fonte di guadagno per il patron Pozzo.

Lo scorso anno perde il preliminare contro l’Arsenal, a settembre stessa sorte contro lo Sporting Braga. Guidolin si mette in discussione, pensa di lasciare questa piazza prima dell’inizio del campionato, ma il forte legame con Pozzo lo spinge a restare. E riparte. Da due anni la squadra cambia pedine, ma gioca, diverte ed emoziona. Come a scacchi, un pedone arriva a scontrarsi contro Re e Regina solo se gioca passo dopo passo, senza salti doppi rischiosi.

Lui non chiede, allena. La società vende, incassa e compra giovani promesse; lui li addestra per farli diventare prima uomini, poi calciatori e se qualcuno sgarra, resta a casa, sul divano a vedersi la partita dei suoi compagni (chiedete e Totò Di Natale, ne sa qualcosa). In campo è serio, attento ma anche frenetico.

Alle volte addirittura lo allontanano dal terreno di gioco perché si agita un po’ troppo. Fuori dal campo, un signore, un gentiluomo, che conosce il rispetto e la gratitudine. Cosa che oggi, nel nostro calcio ahimè, si fatica a trovare. Scendendo di categoria, vi cito altri due allenatori: Piero Braglia e Leonardo Acori.

Il primo è alla terza stagione con la Juve Stabia in serie B. Cercate su internet qualche intervista, leggetevi la sua storia per rendervi conto prima della persona e poi del mister. Il secondo è conosciuto in tutta Italia per il suo Rimini stellare e il rapporto di stima, fiducia e rispetto con lo storico presidente Vincenzo Bellavista e tutta la città. Anche loro non più giovanissimi, si sono messi sempre in discussione.

Questo è Francesco Guidolin. Si suggerisce di fare riferimento a lui e magari cercare di imitarlo: consiglio valido per giovani allenatori, e anche per i meno giovani.

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