I biscotti non finiscono mai

Berlino, pochi giorni fa. La maratona ha un esito scontato, vince Geogffrey Mutai, keniano da molti pronosticato, ma Dennis Kimetto, suo compagno di allenamento, keniano lui pure, non gli dà respiro sino a pochi metri dal traguardo, lo incalza, dà l’impressione di essere più tonico, di poterlo superare, ma poi “gli va via la luce”. Come folgorato, accorcia il passo, rinuncia allo sprint. L’altro, Mutai, passa il traguardo con un secondo tondo di margine su Kimetto, che gli finisce nella scia. La gente s’interroga, qualcuno chiede ad alta voce “ma come, l’ha lasciato vincere?”.

Con ogni probabilità Kimetto, l’outsider, si è dimenticato di vincere. Un’improvvisa amnesia. Capita ai migliori atleti, a tutte le latitudini, in ogni disciplina.

A volte è un ordine di scuderia, a volte ci sono interessi superiori, per cui “è meglio non farsi del male”. Nel caso di Berlino il successo di Mutai coincide con un bonus economico molto consistente. In gioco c’erano 500 mila dollari, il premio che va a chi totalizza più punti nelle sei maratone top dell’anno. Un premio al talento e alla costanza di risultati. Mutai, guarda caso, se lo aggiudica con una gara di anticipo.

Dennis Kimetto è un talento lui pure, ma a Berlino esordisce in maratona. Fuori dal Kenya ha gareggiato tre volte e ha colto altrettanti successi. Diciamo che nello scenario di Berlino, una maratona top, si accontenta di cogliere il primato sui25 chilometri.

È noto, l’atletica ha inventato le “lepri”, soggetti che trainano il campione verso il primato. È il loro compito, sono pagati per farlo. Tutto alla luce del sole.

E poi, in ogni caso, ci si aggiusta.

«Chi conosce il calcio e lo vive giorno dopo giorno sa cosa succede. In alcuni casi si dice meglio due feriti che un morto». La frase celebre è di Gianluigi Buffon , pronunciata l’estate scorsa, in merito agli accordi taciti per non farsi male. Non intese esplicite per aggiustare i risultati a fine di scommessa, con bonus ed extrabonus se i gol si fanno a grappoli.

Pareggi che non disturbano. La storia del calcio ne è piena.

Il biscotto mancato e il biscotto appena sfornato. Del primo si è fatto un gran parlare agli ultimi Europei quando la Spagna avrebbe potuto farci fuori accomodando il risultato con la Croazia. Il secondo si apparenta al 2-2 convenuto, per non farsi male, fra Svezia e Danimarca. Un bel biscotto ai danni degli azzurri di Trapattoni, eliminati al primo turno di quegli Europei. Era il 2004. A distanza di tempo la tedesca Bild Zeitung rivelò i risolini dei nordici, in campo pro forma.

Il caso monstre risale al 1978, ad Argentina-Perù 6-0: per accedere alla seconda fase di quel Mondiale l’Argentina padrona di casa deve battere almeno 4-0 i peruviani. Di gol ne fa comodamente 6. Cinque anni fa, 29 anni dopo il fattaccio, il portiere del Perù Quiroga, di origine argentina, ammise di non essersi impegnato allo spasimo. Davvero un sottile umorista.

L’Uefa non poteva fingere di nulla dopo l’1-7 fra Dinamo Zagabria e Olympique Lione, risultato che consentì ai francesi il passaggio del turno. Ma l’ente preposto alla disciplina del calcio europeo decretò una semplice diffida. Acqua fresca.

Anche la storia del ciclismo rigurgita di combine – termine francese che indica un accordo illecito per cui il risultato di una gara viene concordato in anticipo da due o più soggetti – ma ha una sua grandiosità: sono infatti molto numerosi i casi di tentati accordi venuti meno per tradimento della parola data. Fateci caso, quando due sono in fuga con ampio margine sul resto del gruppo e parlottano, cos’avranno mai da dirsi: “Dopo si prende l’aperitivo o hai da fare?”. Oppure: “Quanto pensi che costi una cucina all’Ikea?”.

Parlate parlate, qualcosa resterà.

Un esempio solo, perché il tempo allenta i rancori. Un certo Moser con un certo Knetemann. Mondiale 1978 in Germania, al Nurburgring. Controllate l’ordine d’arrivo e le incazzature.

Chi perde, si dirà, non è mai felice.

A proposito di combine c’è chi se l’è cavata con una battuta: “No, il badminton, non è possibile. Ma dove siamo finiti?”. In Inghilterra, a fine luglio, all’Olimpiade dove sono state espulse otto giocatrici cinesi, sudcoreane e indonesiane che hanno addomesticato i loro incontri di doppio per qualificarsi a scapito di altre squadre.

Sebastian Coe, gran capo dell’organizzazione di Londra 2012, qualche trascorso nel mezzofondo, ha commentato così, da baronetto: “Inaccettabile e deprimente”.

E antisportivo, se il termine ha ancora un significato. Lo trovate nel vocabolario, se vi va di cercarlo.

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