La fabbrica dei disadattati

Il calcio sollecita molti interrogativi sul suo futuro, a maggior ragione quando qualcuno dei suoi esponenti, prematuramente costretto a lasciarlo, finisce nei guai con la giustizia. Ma il tema del disagio, sia pure con minore clamore, riguarda lo sport per intero. Perché lo sport si rifiuta di educare alla sconfitta, in qualsiasi ambito questa si concretizzi. E non educa all’ipotesi che i sogni si infrangano, per un motivo qualsiasi.

L’ultimo caso riguarda Yann Nsaku, francese, 19 anni, considerato l’erede di Vieira, costretto da un infortunio a lasciare il mondo del calcio. Nsaku è stato arrestato dalla polizia francese che indaga da tempo sulla recrudescenza dell’islamizzazione radicale giovanile, sempre più presente nel Paese. Nella rete estremistica è finito anche lui, figlio di due cattolici, convertitosi all’Islam durante il suo soggiorno in Inghilterra.

Tre anni fa, giovanissimo, Nsaku è stato ceduto dal Cannes, dov’è cresciuto calcisticamente, al Portsmouth. L’anno scorso un infortunio a un ginocchio ha imposto lo stop definitivo alla sua carriera.

La svolta si è verificata al rientro in Francia. Dopo aver cambiato nome, si faceva chiamare Idriss, Nsaky ha aderito all’ideologia estremista di un gruppo che preparava attacchi dinamitardi contro gli ebrei. Sabato è finita anche la sua carriera di estremista.

Si dirà: una mela marcia.

Un vecchio adagio, lo ripetiamo per chi non lo conoscesse: ogni centomila ragazzini che in Italia si avvicinano al mondo del pallone, solo uno calcherà i campi di serie A o serie B. Ma nessuno lo fa presente nelle scuole calcio o nei vivai delle società, illusorio momento di valorizzazione (sempre per pochissimi).

Troppo facile riferirsi a Nsaku come una possibile mela marcia.

Le mele guaste sono più d’una. Ne conoscete anche voi, sono tutti quelli che hanno venduto o comprato le partite, da noi o altrove. O scommesso quando non dovevano. In Italia come altrove.

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