Fermo prelude allo stop

Il calcio non ha pace e si colora d’imbroglio, l’ennesimo. Sotto inchiesta, per aver agevolato la regolarizzazione di alcuni calciatori sudamericani, divenuti cittadini italiani, sarebbero finiti alcuni dirigenti e amministratori comunali oltre a procuratori sportivi. L’indagine emerge dalla Procura di Fermo. Per il momento gli indagati sono 34, tutti residenti nelle Marche, tra Fermo e Porto San Giorgio. Una bella varietà le ipotesi di reato: vanno dalla soppressione e distruzione di atti alla produzione di atti falsi, dall’abuso di ufficio al falso ideologico, dall’associazione per delinquere al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri di Fermo, è nata dopo un controllo di routine in cui è emersa, in mano a un imprenditore marchigiano, una carta d’identità di un lavoratore rumeno naturalizzato italiano, rilasciata direttamente dall’Anagrafe del Comune di Fermo. L’indagine ha svelato che quel rumeno non aveva diritto alla cittadianza italiana, graziosamente concessa, come per altri, da funzionari infedeli.

Ora si teme che centinaia di stranieri, la gran parte brasiliani e argentini, fra cui un buon numero di calciatori (alcuni anche di serie A) negli ultimi sette anni abbiano utilizzato questo sistema per ottenere, senza averne diritto, la cittadinanza italiana.

Già 45 sarebbero le identità fittizie emerse, peraltro sospese dal sindaco di Fermo. Un dirigente dell’Anagrafe fermana avrebbe svelato il trucco: alcuni procuratori sportivi avrebbero reso disinvoltamente italiani i loro assistiti allungando delle mazzette. Per non dare nell’occhio, le prime loro mosse erano la collocazione in squadre del territorio per poi dirottarli, già italiani, a club più titolati.

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