Piccolo solo di nome

Il Giro di Lombardia riservato agli Under 23 è andato in scena a una settimana da quello dei professionisti. Lo ha vinto lo sloveno Polanc ma ben altro c’interessava verificare.

Si comincia sempre così, c’è attesa e curiosità: la quiete che precede il grande evento. Le strade del centro chiuse alle macchine, tubi che diventano un palco e un telo che diventa una tettoia. Pochi che lavorano e tanti che guardano. La piazza del paese e la sua via principale sequestrate per un giorno intero. Che sia una trasmissione televisiva, oppure un concerto, o un qualsiasi altro spettacolo che coinvolga  – o invada, fate voi – un intero paese, l’inizio sa sempre di velata novità, di piacevole diversivo.

In questa atmosfera è cominciata la bella giornata di Oggiono, novemila anime a ovest del triangolo lariano, dove è partito e arrivato il Piccolo Giro di Lombardia, spettacolo di ciclismo Elite–Under 23, 169 km per la sua 84.a edizione, 101 anni dopo la prima volta.

Come tutte le gare giovanili, il Piccolo Lombardia è una corsa per palati sopraffini: gente che già oggi chiama per nome i corridori che solo domani avranno il loro cognome sui giornali. E di sicuro tra questi intenditori ci sono le “giubbe bianche”, come le chiama per via del colore delle camicie lo speaker: sono quelli del Velo Club Oggiono, per la terza volta ottimi organizzatori della manifestazione.

Un intenditore, magari non di corridori ma comunque di ciclismo è il sindaco Ferrari, con cui divido una transenna a pochi metri dall’arrivo e per il quale “il ciclismo è parte di noi e della nostra terra e come pochi altri sport ha il potere di far uscire la gente di casa per incontrarsi e per comunicare”.

E infatti la gente comincia ad avvicinarsi alla zona dell’arrivo: amatori di tutte le età con le loro bici fanno e rifanno viale Vittoria, il rettilineo finale, che senza macchine non l’hanno mai percorso. Un ex insegnante del luogo trepida con la moglie originaria della Tanzania per il loro figlio che dovrebbe essere nel gruppo dei primi ma invece non si vede.

Poi ci sono i Firlinfeu, un gruppo musicale originario di qui ma che ha girato il mondo suonando uno strumento particolare che si chiama “flauto di Pan” e c’è Dino Zandegù, sì lui, in splendida forma in un vestito marrone allacciato, perché lo stile non si sacrifica solo perché c’è un caldo estivo.

Dal palco lo speaker conduce un sapiente aggiornamento sugli sviluppi della corsa e sembra di essere tornati a quando il ciclismo si ascoltava in tanti attorno a una radio; con un “ooooh” di rassegnazione  la platea accoglie l’aggiornamento fatidico: ai -8  chilometri Jan Polanc della Slovena Radenska si è liberato della compagnia di Orrico del Team Colpack e si avvia a vincere da solo.

Intanto sul palco sono arrivate anche le miss, seguite dal sindaco a sua volta seguito da alcuni assessori. Dovrebbe essere una zona riservata solo a quelli che hanno un motivo per stare lì; ma poi si sa come vano a finire queste cose ed il palco è pieno zeppo di gente con in prima fila i bambini che saltellano allegri; ed è anche bello così.

Tutti gli applausi sono per Polanc che vince per distacco; per Villella del Team Colpack che arriva secondo, per Barbin U.C. Trevigiani Dynamon Botto che fa terzo ma anche per Orrico che sì, è precipitato indietro, ma ha mollato per ultimo. Sul podio ci sono riconoscimenti e baci per tutti, ma soprattutto c’è la sensazione che sentiremo parlare presto di questi ragazzi a cominciare da Barbin che dal prossimo anno farà sul serio coi professionisti.

Si discute sulla corsa, si pontifica di ciclismo e ci si saluta. La zona del traguardo  si smonta e la gente si allontana: i tubi tornano ed essere solo tubi ed il telo solo un telo. Su quello che era il rettilineo d’arrivo rimane la scritta “Piccolo Lombardia”:  un ricordo indelebile per qualcuno;  un oscuro – ma mica tanto – giorno di lavoro per molti e un piacevole diversivo per tutti gli altri.

Alessandro Avalli

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