Quando il golf libera il tifo

Mentre scriviamo è in pieno svolgimento, al Medinah Country Club di Chicago, la Ryder Cup, sfida che ogni due anni mette di fronte i migliori golfisti di Europa e Stati Uniti, selezionati dai due capitani mediante wild card. Le due formazioni si fronteggiano esclusivamente per la gloria, non certo per premi milionari in dollari.

Conta solo vincere, anzi primeggiare.

Quella in corso è la 39.a edizione della Ryder Cup, l’ultima volta in Galles si sono imposti gli Europei. Solo mezzo punto ha diviso due anni fa le due formazioni al termine di tre giorni appassionanti.

A Chicago stanno giocando 24 dei primi 35 giocatori del ranking mondiale, tra loro nove dei primi dieci. Ma la cosa che un po’ fa specie è che il golf alla Ryder Cup esce dai suoi confini naturali: il confronto non è per nulla all’insegna delle situazioni ovattate, quasi irreali, soprattutto quando si gioca negli States il tifo la fa da padrone.

Di rado il golf e i suoi supporter producono tifo rumoroso, soprattutto “contro”, come capita così di frequente negli sport di squadra. Ma per una volta, da disciplina essenzialmente individuale, il golf diventa altro da sé, e un po’ imbarbarisce.

Squadra: ecco la parola magica che giustifica il tifo di parte, per il quale il pubblico, rispetto ai 12 giocatori, gioca da tredicesimo uomo. Come capita nel tennis, in Coppa Davis, quando il suono delle trombette rompe il silenzio, magari durante uno scambio.

Il fattore campo non è comunque un tabù dal momento che, dal lontano 1977 – allora sono cambiate le modalità del confronto, prima la sfida era tra golfisti britannici, non già europei, e golfisti statunitensi – ben tre volte gli europei si sono imposti agli avversari in casa loro.

Contando solo quei confronti (17) il bilancio globale è a favore del Vecchio Continente, con 9 successi (8 vittorie nette e un pari da detentori) contro i 7 degli americani. E ben 6 volte negli ultimi 8 confronti il risultato ha premiato gli europei.

Sui fairways di Chicago c’è tanta bella gente, a partire dal nordirlandese Rory McIlroy, numero 1 della classifica mondiale. Sul versante opposto c’è un Tiger Woods rigenerato dopo la crisi di due anni. Ora è il secondo del ranking mondiale, ben intenzionato a riprendersi lo scettro. Tra l’altro non è detto che i due incrocino mazze e ferri perché il regolamento di Ryder Cup non prevede gironi all’italiana. Di italiano a Chicago c’è Francesco Molinari che si sta comportando benissimo.

Leggi anche:

Ivana Di Martino – A Palermo un amico in più
Fabio Aru, buona la prima
La penultima fatica di Ivana
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: