Forse Di Matteo è banale

Come sempre esterofili, è una maledizione. Sarà anche un vantaggio non essere nazionalisti (e nemmeno campanilisti), ma in alcuni casi è un limite enorme.

Per quell’arrogante di Mourinho, del quale non discuto le capacità, si spendono fiumi di inchiostro. Seguiamo le sue conferenze stampa come parlasse il Messia, lo temiamo, o forse è più corretto dire che molti giornalisti lo temono per la rapidità e la facilità con cui gli salta la mosca al naso e li manda a stendere.

Venerato e osannato, sempre e comunque. Ha vinto tutto, più o meno ovunque, ma il risultato è che ha perso a Monaco e ieri sera è uscito di scena, peraltro male.

Dall’altra parte, Roberto Di Matteo.

Raro esempio di italiano “calcistico” che all’estero si integra, parla un inglese strepitoso, è educato, misurato e soprattutto sa fare il suo lavoro.

Ha preso, in corsa, la guida di una squadra cotta, l’ha portata in finale di Champions League senza regalare spettacolo, battendo un Barcellona stanco e sprecone, ma sempre e comunque una squadra di marziani.

Per lui poche parole e poco incenso.

Educato, in gamba, poliglotta, capace. Sono forse doti banali?

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