Schumi, nessun rimpianto

Gli “addii” funzionano una volta sola, altrimenti si chiamano “arrivederci”. Oppure “a presto”. Nel caso di Michael Schumacher la notizia che la Mercedes non intende più avvalersi di lui per la prossima stagione di corse e ha scelto Lewis Hamilton ci rallegra. Non perché abbiamo in particolare simpatia l’inglese, ma perché l’avvicendamento pone fine a un declino inglorioso, quello del tedesco sette volte iridato, tre stagioni da inopinatamente rientrato in un gioco che non faceva più al caso suo.

Si dirà, aveva deciso lui di rientrare alle corse, soprattutto in Formula 1 dove aveva dominato a lungo, ma gli umani – anche Schumi lo è, a dispetto dei modi – vivono di contraddizioni. Sanno quando è il momento di andarsene (non si divertono più, vedono ridursi le loro capacità a fronte di avversari giovani ben più agguerriti) ma ogni tanto vengono colti dalla nostalgia e dalla logica, errata, del “sono sempre lo stesso, nulla è cambiato, sono ancora un numero uno”.

Chiaro che la stagione, per il prossimo dimissionato Schumacher, proseguirà sino al termine.

Dal canto suo, Schumi ha avuto poche, sentite parole a commento della decisione delle “frecce d’argento”: “Ho trascorso tre anni belli con la Mercedes, ma sul fronte sportivo non è andata come tutti noi avremmo voluto”.

Ultima annotazione: registriamo con soddisfazione l’arrivo alla Mercedes di Niki Lauda, in qualità di presidente non esecutivo del consiglio di amministrazione.

 

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