La violenza dei cretini

All’elenco manca solo il wrestling perché la Rai, per una volta benemerita, non lo trasmette. Manca solo l’intrattenimento televisivo che qualcuno chiama sport, basato sul finto combattimento tra due contendenti sul ring che sono bravissimi a forzare i tempi e i modi della lotta greco-romana. Il wrestling incanta i bambini, è provato, come tutte le fiabe cruente a lieto fine. Sanno loro per primi che nessuno dei duellanti si farà del male, è tutto finto. Che al massimo ci va di mezzo l’arbitro, ma anche lui fa parte del gioco.

Basterebbe che i componenti della Commissione coordinamento sui palinsesti Rai parlassero, qualche volta, con cinque o sei bambini. Non ce ne vogliono di più. E intendo maschi e femmine. Scoprirebbero che loro, pur seguendo e appassionandosi alle vicende degli sport di combattimentopugilato, lotta, taekwondo e judo sono solo un esempio, poi c’è l’intero corteo delle arti marziali – non li considerano assolutamente violenti. I bambini non hanno certo il sonno turbato dalla visione di qualcosa che per loro ha regole ben precise e uno o più arbitri che sanciscono i comportamenti scorretti.

I bambini conoscono gli sport più degli adulti perché sanno, sin da piccoli, che il gioco contempla le regole. E lo sport si basa sulle regole, avendo cura di sanzionare chi non le rispetta.

Eppure i soloni della Commissione di cui sopra hanno sentenziato che nelle fasce protette, quelle in cui i minori vanno tutelati, non è possibile trasmettere nulla che abbia a che fare con la violenza. Tutti gli sport, guarda caso olimpici, di cui sopra. Per cui i campionati femminili di pugilato andranno in seconda serata, alle 22.30.

I dirigenti Rai interpellati, a partire da Eugenio De Paoli, capo di Rai Sport, fanno i pesci in barile.

Gianni Petrucci, presidente del Coni, incredulo di fronte al provvedimento, si è detto “sbigottito, è un’offesa all’intelligenza dei genitori”.

Bersaglio sbagliato, Petrucci: è un’offesa all’intelligenza dei bambini.

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