Ha ragione Bruno Vespa

Persino Bruno Vespa, cui non vanno le nostre simpatie, si è riscattato tempo fa, segnalando con sdegno l’esperienza di un figlio accompagnato presso una Scuola calcio e poi sottratto all’inciviltà di un ambiente nel quale i genitori, sugli spalti, raccomandavano ai figli (imberbi, lo potete immaginare) di “sfondare tizio o caio” o  “buttalo giù, massacralo, fagli male”.

Niente di più e di diverso dai “devi morire” mai passati di moda, espressione delle frange peggiori del tifo. A tutte le latitudini, purtroppo.

Per questo rincuora quanto è emerso nell’Empolese, precisamente a Ponzano, dove il presidente della locale Scuola calcio, in sede di reclutamento – ogni anno di questi tempi si espongono i bandi – ha fatto affiggere, ben in vista, fra il campo e lo spogliatoio, un cartello quadrato, di un metro e mezzo per lato. Ben visibile.

Vi si legge «Chi pensa di avere un figlio “campione” è pregato di portarlo in altre società».

Il presidente si chiama Andrea Balducci e lo arruoliamo come uno dei Giusti. Non ce lo ha chiesto, è una nostra iniziativa.

Ascoltatelo: «Il problema non sono i ragazzi  perché loro comunque si divertono. Stanno insieme, fanno attività, ridono. Vero è che, se le squadre non vincono, i genitori contestano la scelte degli allenatori, polemizzano. Eppure qui abbiamo ancora gli istruttori che c’erano quando il Ponzano era la Scuola calcio dell’Empoli».

Altro dato che conforta: a dispetto del cartello, tecnicamente repulsivo, le iscrizioni sono aumentate, anche perché un’altra società del territorio ha chiuso, ma potevano comunque scegliere di andare altrove.

L’affermazione migliore di Balducci, la più schietta, riguarda comunque il dubbio che si agita in lui. Aldilà del valore simbolico, gli abbiamo chiesto, quanto pena che la sua iniziativa sia utile: «Se ci credo? No, non ci credo. Però lo spero».

Storie di provincia, penserà qualcuno. Ma storie che fanno ragionare di un calcio migliore. Quando, non si sa, ma se non si comincia dai piccoli, siamo messi davvero male.

Della scuola parentale vi abbiamo già riferito.

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