Nulla da fare contro il tempo

Se lo sport è spesso fatica, se il ciclismo è quasi sempre sforzo strenuo, al limite della sofferenza, allora è vero che la cronometro è una corsa al massacro.

Più che un azzardo un calvario, contro elementi che gli umani non possono governare: nulla puoi contro il tempo,  contro  la natura e pure contro la sorte, tre entità di fronte alle quali solo uno ce la fa. La riprova è venuta mercoledì a Valkenburg in occasione del Mondiale di specialità.

Pochissimi, si sa, riescono a trasformarsi in umani/ciclisti in grado di correre contro il tempo. Devono possedere grande energia e soprattutto forza mentale, meglio allora se sono tedeschi. La bionda Judith Arndt ha confermato il titolo mondiale a cronometro dello scorso anno e lo stesso ha fatto il connazionale Tony Martin, con un punto di merito in più: ha vinto con la sua Omega Pharma anche la prova a squadre, curiosa passerella di marchi commerciali. Sponsor felici, almeno da quest’anno.

I ciclisti dopo la cronometro sono all’altezza, non tradiscono: Tony Martin non si  dimentica di fare i complimenti al secondo, il 22enne americano Taylor  Phinney. Tra i due, fra prova individuale e a squadre, corrono solo 8 secondi, ma non c’è rabbia in chi ha perduto, sa di aver dato tutto. L’altro ha dato di più.

La sorte, poi. A poco sarebbe servita la determinazione tedesca se la pioggia non avesse  condizionato  la gara. Com’è andata? I primi corridori si sono mossi sul pavè… insaponato come signorine sui tacchi a spillo, impotenti hanno progressivamente smarrito secondi, speranze e sacrifici. Adriano Malori, campione del mondo tra gli Under 23 a Varese nel 2008, quantifica in una quarantina di secondi  il tempo buttato per la pioggia. E nessuno glieli restituirà.

Peggio è andata a Marco Pinotti, la cui prova mondiale è finita in una curva a sinistra quando mancavano 16 km all’arrivo e 10 soli secondi lo dividevano da una medaglia. Era assolutamente consapevole, presente e padrone della sua corsa con 390 watt all’inizio e 470watt sugli strappi, forte delle esperienze degli otto Mondiali disputati. Invece il destino si è accanito sul bergamasco facendolo scivolare in una curva affrontata con prudenza e a velocità ridotta: prima è finito a terra, poi in ospedale con una clavicola da operare. L’anno scorso si era rotto il bacino al Giro d’Italia.

Pinotti l’ha presa bene, ha detto che per almeno 40 minuti si è divertito.

Chi invece non sì è divertito è stato Alberto Contador. Lo spagnolo non era in grado di affrontare una prova impossibile dopo una Vuelta vinta allo stremo delle energie, delle umane risorse. Non ha cercato sconti e nessuno gliene ha fatti: superato da Martin ha beccato 2 minuti e mezzo. In quanto hombre vertical, Contador ha onorato il mestiere. Ha atteso che il vincitore finisse di festeggiare e gli ha stretto la mano.

Un secondo gesto di classe che ha chiuso la cronometro individuale di Valkenburg, una splendida sfida che esalta, eleva, rafforza quegli uomini che, avendo il coraggio di combatterla,  non hanno paura di perderla.

Sportivamente, guarda caso, è la cifra tecnica e umana di Martin, Malori, Pinotti e Contador. E di tutti gli altri, quelli che concorrono.

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