Jonathan non si nasconde più

Jonathan De Falco

De Falco, calciatore italo-belga per cinque anni professionista nel calcio fiammingo, omosessuale, non è convinto che il coming out sia una buona idea. Dice che è una scelta personale, per la quale si paga un prezzo altissimo. Oltre all’omofobia Jonathan combatte la sua battaglia contro tutte le discriminazioni e i razzismi, così frequenti nel calcio a tutte le latitudini. Ma lui col pallone ha chiuso, a dicembre dell’anno scorso, per un incidente di gioco che gli ha ridotto del 50% la vista dall’occhio destro.

Questa è la sua storia, ce l’ha raccontata in un paio di incontri. In gran parte la riassumiamo.

Papà napoletano, mamma belga, due sorelle e un fratello in Belgio dove tutti sono nati. Ma la famiglia si sfascia presto, i genitori divorziano quando Jonathan ha due anni. E la mamma deve arrangiarsi facendo lavori umili per dare una vita decorosa ai quattro figli.

La gioventù di Jonathan De Falco è il ricordo di un “appartamento minimo in uno stabile enorme in cui l’affitto era a carico della municipalità di Tubize, in provincia di Bruxelles. Lì vivevano solo famiglie in semipovertà. La multiculturalità saltava all’occhio, c’era di tutto e di tutti i colori, in ogni senso. L’unico vantaggio è che tutti si conoscevano e i ragazzini giocavano in strada”

In particolare giocano al pallone e Jonathan mostra grandi qualità. A 8 anni viene la prima offerta, a 11 anni lo ingaggia l’FC Brussels per le sue formazioni giovanili. Gioca bene da centromediano. Crescendo, sarà un buon laterale destro.

Mentre si costruisce come calciatore, frequenta la scuola alberghiera per darsi un futuro come cuoco. A 19 anni si trasferisce in un club fiammingo, l’Oud Héverlée Leuven (OHL) dove resta per tre stagioni, poi va al al KMSK Deinze dove gioca altri due anni. Chiude la carriera nel RC Mechelen in D3, la nostra serie C.

Lo stop come detto è forzato, nel dicembre 2011 a seguito di un incidente di gioco che gli procura una commozione cerebrale. Gli si dimezza la vista dall’occhio destro. Jonathan ora si sta battendo per vedersi riconoscere un indennizzo, il trauma è avvenuto sul campo, è un incidente sul lavoro.

Resosi conto che poteva perdere la vista, De Falco preferisce seguire il consiglio dei medici che gli suggeriscono di non rischiare. Tuttora soffre di violente emicranie e dolori alla parte destra del volto e all’occhio. Si sottopone a cure continue, al momento senza risultati convincenti.

A parte il calcio, ha lavorato come cuoco in un albergo di Bruxelles, poi presso il Ministero delle Finanze. Dall’età di 19 anni si mantiene e vive in un appartamento a Bruxelles, comprato con i suoi risparmi.

Jonathan è omosessuale e da calciatore ha vissuto malissimo la sua condizione di discriminato: “Non ero libero, dovevo stare attento a tutto, ai vicini, agli amici, alle domande che mi facevano, vivevo un’enorme pressione su di me. Io stesso faticavo ad accettarmi e questo mi ha creato una grave depressione”.

Dopo il suo coming out tutto è migliorato, ma si sente libero perché si è dato una missione: “Oggi posso battermi contro l’omofobia e per la sua prevenzione. Perché si può educare alla diversa normalità che quasi tutti non accettano”.

In Belgio Jonathan è stato ospite in programmi televisivi, ha incontrato alcuni ministri e uno di loro si è impegnato ad aiutarlo nella sua battaglia per modificare antichi pregiudizi che ancora permeano il calcio. Non solo in Belgio. In più, vorrebbe rivolgersi alla FIFA, ha scritto a Platini per esporre le sue ragioni: “Non chiedo che i calciatori rivelino la loro omosessualità, sono scelte del tutto personali, non possono essere  regola sino a quando il clima è quello che è. Serve invece che gli atteggiamenti discriminatorii e razzisti di gran parte dei calciatori vengano puniti con determinazione. Deve nascere un nuovo atteggiamento, una nuova mentalità. Bisogna trovare un punto di equilibrio, una cultura della tolleranza e dell’accettazione”.

Non pochi calciatori omosessuali hanno contattato Jonathan, via mail, si sono congratulati per la sua lotta, ma i nomi non può e non vuole farli. Si sentirebbe di tradire la loro fiducia.

Del calcio e dei colleghi calciatori ha un’idea particolare: “Oltre alle attitudini in campo i giocatori devono essere belli, simpatici, umili, onesti e per questo essere degli esempi. La maggior parte finge, c’è troppa ipocrisia”.

Campioni gay ce ne sono, ma non c’è da stupirsi, secondo Jonathan. “Gay o meno un fuoriclasse è un fuoriclasse, in qualunque sport. Essere gay, vorrei che fosse chiaro, non è una scelta. Mi fanno ridere soprattutto i politici, solitamente omofobi, che indossano gli abiti creati da stilisti omosessuali!”.

Jonathan ha in simpatia Prandelli per le sue recenti dichiarazioni, mai discriminatorie nei confronti dei calciatori, di cui rispetta le tendenze di ogni tipo, ma non dimentica di segnalare che “le dichiarazioni dovrebbero venire più in alto, da gente che conta a livello di politica calcistica”.

Su Antonio Cassano non rincara la dose, semplicemente non ne parla. “Si è già fatto del male da solo”.

di  Paolo Colombo

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