Il mai avvenuto arresto del Pibe

Per Diego Armando Maradona, quando giocava nel Napoli, era stata richiesta la misura restrittiva perché legato a un traffico di droga su cui indagava l’allora giovane pubblico ministero Luigi Bobbio, oggi sindaco di Castellammare.

L’episodio risale al 1991 ed è emerso oggi attraverso il racconto dell’ex-magistrato a un giornalista del Corriere del Mezzogiorno: «Nel ’91 gestivo insieme ad altri due colleghi tutte le indagini che riguardavano il traffici di droga a Napoli. Ci imbattemmo in un’intercettazione su Maradona: lui acquistava consistenti quantità di droga che consumava o cedeva ad alcune prostitute che incontrava all’hotel Paradiso. Chiesi al procuratore capo di Napoli di autorizzare l’arresto del calciatore».

Quella richiesta non fu mai firmata dal procuratore capo di allora, Vittorio Sbordone, deceduto il 15 gennaio scorso a 79 anni.

Pur uomo integerrimo, il procuratore capo Sbordone negò il provvedimento. Come ricorda Bobbio «era sua facoltà farlo. La sua valutazione era sicuramente legata a ragioni di opportunità ambientale, ma anche che si potesse procedere nell’inchiesta con Maradona a piede libero. In quei giorni l’argentino fu sottoposto ai test antidroga da parte nostra e da organismi calcistici: noi l’abbiamo sempre trovato positivo, la commissione antidoping no…».

Ci piacerebbe che i componenti di quella commissione si dissolvessero nel nulla, unitamente a quanti nel mondo del calcio anche oggi sorridono quando si parla di antidoping.

Ameremmo che il filone napoletano entrasse in gioco, oltre a quello pugliese, in un’edizione aggiornata del volume «Pallone criminale» di Simone Di Meo e Gianluca Ferraris (Edizioni Ponte alle grazie), un’inchiesta che ha squarciato nel maggio scorso le menti cloroformizzate di chi vive di calcio fingendo di non vedere.

Se non lo avete letto lo trovate nelle migliori librerie e su Amazon, in due formati, brossura e kindle.

Le storie irrisolte inevitabilmente tornano a galla.

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