Per boschi, pedalando di notte

Superenduro, andiamo a scoprire una disciplina che consente anche di esplorare in modo decisamente insolito la natura.

Ormai sono 3 anni che il mio gruppo di appassionati, amici della bici a tutto tondo, ha scoperto questo modo d’immergersi ancora più nella natura che frequentiamo abitualmente di giorno nelle nostre scorribande. È’ incredibile constatare come i sentieri che tutti noi conosciamo a menadito diventino tutto a un tratto dei percorsi… alieni. Opinione comune a quanti hanno vissuto questa esperienza è che tutto si modifica: la percezione dell’ambiente, il silenzio surreale, il cono di visuale che, per forza di cose, si restringe alla sola dimensione del fascio luminoso che il nostro impianto d’illuminazione sa fornire.

Di colpo tornano alla mente le nozioni che abbiamo sentito o letto su riviste specializzate. Ci sembravano fantasiose e, invece, trovano immediato riscontro nella realtà. Mi riferisco al famoso concetto di “visuale periferica” che, appunto, in notturna non esiste quasi più.

A questo punto i nostri sensi si acuiscono ancora di più sulle risposte date dal manubrio che filtra quelle derivanti dalle sospensioni e dalle ruote. Ci si rende conto che i settaggi per il medesimo sentiero asciutto, percorso di giorno, sono troppo sostenuti per stesso tragitto, se affrontato di notte. Si è più “appesi” alla nostra fidata mtb, ma diventa anche l’occasione per conoscersi meglio. Noi e il mezzo.

Non è necessario essere dotati di sofisticati e alquanto costosi impianti d’illuminazione per poter accedere (accendere?) a questo mondo parallelo; chi li fornisce – non sono poche le ditte che li producono o li commercializzano – li propone spesso a prezzi proibitivi: ci sono impianti che costano centinaia di euro. Internet nel caso ci viene incontro proponendo soluzioni magari non espressamente dedicate alla nostra passione (bici o scalata che sia), ma che con un minimo di manualità possono essere facilmente adattati. Le piccole trasformazioni sono alla portata di tutti e danno risultati decisamente lusinghieri.

Detto ciò, se è vero che in mtb si può procedere tranquillamente da soli su buona parte dei nostri sentieri, altrettanto non si può dire per i tracciati in notturna. Per ovvie ragioni, è sempre meglio uscire in gruppi di almeno tre persone in quanto l’inconveniente è sempre in agguato, dallo scaricamento delle pile a nostra disposizione alla foratura (provate a riparare una gomma al buio…) o all’incidente, di qualunque natura esso sia.

Questo è anche uno dei pochi casi in cui più si è meglio è. Dovreste vedere il fascio di luce che riusciamo a creare con gli amici, quando caracolliamo su e giù dai sentieri abituali! Praticamente chi è in mezzo al gruppo potrebbe anche procedere senza impianto.

Con questo non voglio certo venir meno al lato più bucolico della notturna e, cioè, la salita nel bosco con solo il faretto “di cortesia”. Faretto che può anche venir meno se abbiamo la fortuna di uscire durante una notte di luna piena; automaticamente ogni componente del gruppo si troverà a sussurrare al proprio compagno di pedalata per arrecare il minor disturbo possibile alla fauna locale.

La prossima volta vi racconterò qualche incontro notturno che ho avuto con alcuni “inquilini” del bosco.

Lorenzo Imperiali Architetto
Tel. +39 339.46.31.157
Mail: l.imperiali@dbiostudio.it
http://www.dbiostudio.it/

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