L’ippica italiana in un mare di guai

Con il trionfo quasi scontato di Mack Grace Sm nella settantottesima edizione del Campionato Europeo di Cesena è calato il sipario sull’intensa stagione estiva delle corse in notturna, il cui bilancio, caratterizzato da luci ed ombre, sembra in realtà rispecchiare, più in generale, le dinamiche complessive del circuito ippico nazionale.

Bene Cesena e Varese

A fare notizia sono, da un lato, gli importanti riscontri in termini di partecipazione e presenze sul campo provenienti in particolare dagli ippodromi di Cesena e di Varese, che vedono così confermata e rafforzata, se possibile, la loro specifica vocazione promozionale; dall’altro, l’inarrestabile crollo dei volumi di gioco, imputabile tanto alla mancanza di un’adeguata valorizzazione della scommessa ippica da parte dei concessionari, ad eccezione di Betflag, quanto alla situazione di gravissima sofferenza in cui versa ormai da tempo il nostro Paese.

Addio a Padova, in forse altre piazze

La crisi si è così manifestata all’interno del comparto ippico, non diversamente peraltro da quanto è accaduto e sta capitando in molti altri settori dell’economia italiana, attraverso l’apertura di numerose vertenze, culminate, tra le altre, nella definitiva chiusura dell’ippodromo di Padova, dove il 13 agosto 1808 si disputò la prima corsa ufficiale di trotto in Italia, nella cancellazione della riunione autunnale di galoppo a Firenze e nel concreto rischio di default, che alleggia come uno spettro sugli ippodromi di Tor di Valle e di Agnano in particolare.

Fondi dimezzati

Ad aggravare, se possibile, una situazione già di per sé critica per tutti gli operatori ippici hanno poi contribuito il dimezzamento dei fondi stanziati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) per finanziare il montepremi delle corse e la filiera dell’allevamento e per garantire l’operatività degli ippodromi, ed i provvedimenti recentemente varati dal Governo Monti, nell’ambito della cosiddetta spending review.

Soppresse ASSI e AAMS

Più di qualche perplessità e non poco sconcerto ha infatti suscitato, tra le varie iniziative assunte dal Gabinetto tecnico, l’inopinata soppressione dell’agenzia pubblica preposta al coordinamento dell’intero settore ippico, ovvero l’ASSI, subentrata nell’estate 2011 alla gloriosa UNIRE, accompagnata dalla contestuale chiusura dell’Agenzia dei Monopoli di Stato (AAMS), responsabile, tra le altre cose, della vigilanza sul delicatissimo tema della raccolta del gioco.

Nuovi punti di riferimento

I protagonisti del circuito magico delle corse, in un momento di simile difficoltà, si sono così trovati improvvisamente privi di alcuni fondamentali e storici punti di riferimento istituzionali, a cui dovrebbero a breve subentrare direttamente il MIPAAF e l’Agenzia delle Dogane, presso cui il Governo ha fatto confluire tutte le deleghe e le competenze dell’ormai soppressa AAMS.

San Siro e Capannelle “miracolosi”

In questo contesto, a dir poco complicato, la riapertura degli ippodromi di San Siro e delle Capannelle, in vista dei prestigiosi appuntamenti inseriti nel sontuoso calendario dei rispettivi meeting autunnali, più che rappresentare quella felice ricorrenza abitualmente festeggiata da tutti gli appassionati, sembra in realtà assumere i connotati di un evento miracoloso o quanto meno straordinario.

Un rilancio s’impone

Deve essere allora proprio questa atmosfera di incertezza e di precarietà a rendere ancora più magico ed emozionante, agli occhi dell’appassionato turfman milanese, lo spettacolo delle corse, che, per continuare ad essere un inestimabile patrimonio di tecnica, cultura e talento per l’intero movimento sportivo nazionale, avrebbe bisogno di un urgentissimo rilancio economico, promozionale, culturale e organizzativo.

Basterà la Lega Ippica?

Da mesi ormai se ne discute, tra promesse e proposte, recentemente culminate, con il pressoché unanime accordo delle forze politiche, nell’individuazione di un nuovo soggetto privato, la cosiddetta Lega Ippica Italiana, composta da allevatori, proprietari e società di gestione degli ippodromi, a cui il MIPAAF, limitandosi ad esercitare un mero ruolo di controllo, potrebbe delegare in via definitiva la piena gestione tecnica ed operativa del circuito ippico nazionale.

Ipotesi di autogoverno

Mettere in discussione, dopo oltre mezzo secolo, la centralità del potere pubblico e la diretta ingerenza esercitata più o meno direttamente dalla politica in questo comparto appare già di per sé una piccola grande rivoluzione. Sarà poi naturalmente compito dei fatti dimostrare l’efficacia o meno di un eventuale “autogoverno degli ippici”, incaricato di realizzare quella rigenerazione complessiva del settore, che tutti gli appassionati chiedono da tempo.

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