Afghanistan, il pallone lo pacificherà?

Image: http://www.nordbayern.de

L’iniziativa si deve a Moby Group, la compagnia afghana proprietaria di Tolo Tv, la principale emittente del Paese. È loro l’idea di promuovere un “talent show” per organizzare il mondo del calcio in Afghanistan e consentire, nei tempi dovuti, la nascita dell’Afghan Premier League. Il “talent show” si chiama “Maidan-e-Sabz“, vale a dire Campo verde. È andato in onda in questi mesi.

I produttori hanno girato in lungo e in largo il Paese per il casting dei calciatori, propagandando opportunamente l’iniziativa. Da Kabul si sono portati a Herat, poi da Kandahar a Mazar-i-Sharif, prima di sostare a Jalalabad. In ciascuna località hanno selezionato decine di potenziali calciatori facendo loro un provino. Le riprese sono servite per una corretta messa in onda, paritetica, senza alcun privilegio, seguendo le regole di un talent show occidentale.

 La parola poi è passata alla giuria in studio e al pubblico a casa, chiamato a esprimersi mediante gli sms. Ogni puntata ha visto in lizza 30 candidati di cui la metà è stata stata subito promossa, 9 sono stati esclusi senza appello e altri 6 ammessi sub judice. Tre di loro sono stati “salvati” dai telespettatori e gli altri 3 estromessi.

I produttori hanno selezionato persone di varie età, fra i 16 e i 30 anni, senza escludere alcuna classe sociale o etnia, come racconta Mujtar Lashkari, produttore e conduttore della trasmissione.

La risposta è stata massiccia tanto che ora il calcio afghano dispone di 8 squadre di 18 calciatori ciascuna. L’intenzione è che il campionato si avvii entro settembre ma mancano gli sponsor e l’organizzazione societaria è ancora in alto mare, nonostante la benedizione della Federcalcio afghana (Aff), convinta che la televisione sia un ottimo veicolo di promozione del calcio.

Problemi di tifoseria, di campanile, per il momento non ce ne sono, c’è soltanto grande entusiasmo, anche perché gli appassionati di calcio non mancano, pur se costretti sin qui a seguire esclusivamente i campionati esteri.

Il pallone potrebbe rappresentare un segnale effettivo di pacificazione, introducendo segnali di normalità, rarissimi oggi in Afghanistan: «Sin qui abbiamo sempre pensato a formare soldati – racconta Keramuddin Karim, presidente della Federcalcio afghana – ora dobbiamo investire nello sport per portare pace e stabilità nel Paese».

La federcalcio afghana, fondata nel 1922, fa parte della Fifa dal 1948.

L’occupazione sovietica fra il 1979 e il 1989 ha impedito lo svolgersi dell’attività sportiva nel Paese ma con la guerra civile è andata ancor peggio. Il regime talebano consentiva gli incontri di calcio ma imponeva spaventosi fuori programma: nell’intervallo di una partita potevano aver luogo esecuzioni capitali, a titolo dimostrativo. Le regole dei talebani vietavano qualsiasi forma di esultanza, sia dei giocatori sia del pubblico, anche dopo un gol.

Non a caso gli afghani si erano rifugiati nel cricket. Ora, sperando che la tv non produca eccessi a livello di tifoserie, il calcio dovrebbe tornare, anche lì, a fare la sua parte. Non dimentichiamolo, è un gioco.

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