Villaggio, ha tre minuti per noi?

Le parole usate da Paolo Villaggio nell’intervista radiofonica a Radio24 sono pesanti. Fa male sentire un uomo di spettacolo, un artista, apostrofare le Paralimpiadi come: “la valorizzazione, l’esaltazione della disgrazia”. Ancor peggio visto che Villaggio ammette di conoscere la difficoltà derivanti dalla carrozzina per via del decadimento fisico.

Vado direttamente al punto, anzi ai punti che mi premono. Dandole del lei, per deferenza.

Lei sostiene che le Paralimpiadi fanno molta tristezza e che non riesce ad entusiasmarsi. Dato che nessuno l’ha avvisata, ci penso io: la pallacanestro su sedia a rotelle non è il circo o una puntata di Zelig, non deve far ridere. E l’esempio vale per tutte le discipline. È sport, come il resto.

Gli atleti non gareggiano per provocare finta pietà, come lei sostiene. Si fidi, non ne hanno bisogno.

Dato che riconosco il suo valore artistico, so quanto ha fatto per il mondo dello spettacolo, dai film al teatro passando per libri di grande successo, ma che alla fine viene ricordato da intere generazioni semplicemente come Ugo Fantozzi, mi chiedo come sia possibile che lei possa sparare a zero su atleti che propongono tanto a livello umano.

Credo le farebbe bene soffermarsi a riflettere. Allontana, a volte, i pregiudizi.

Perché questo avvenga mi avvalgo delle parole di chi sa davvero che cosa significano le Paralimpiadi. Le ascolti anche lei, Villaggio:

“Il solo fatto di competere sia che tu vinca o perda ti fa credere in te stesso, chiunque tu sia, il che si ripercuote in ogni aspetto della vita. Il mio consiglio è ricordatevi che non ci sono limiti se si lavora duramente e si sogna in grande si arriva ovunque.”

Jessica Galli, atleta plurimedagliata.

“Il pubblico presente alle Paralimpiadi capisce che si tratta di abilità diverse”. E ancora: “La manifestazione serve come esempio per tutti, aldilà della disabilità”.

Michael Teuber, ciclista paralimpico plurimedagliato.

A questo punto, aldilà delle tristezze che lei prova, caro Commendatore – lo è, non è una battuta – a me fa tristezza che i media parlino di Paralimpiadi per via delle sue dichiarazioni. A meno che siano giudicate controcorrente e solo per questo degne di attenzione.

Non è conformismo, il mio. E non so che cosa sia il buonismo.

Un ultimo appunto: se stamattina mi sono svegliato fiero di essere italiano non è certo grazie a Paolo Villaggio, ma a Oxana Corso e Cecilia Camellini capaci rispettivamente di guadagnare la medaglia d’oro nei 100 stile libero e l’argento nei 200m.

Grazie ragazze.

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