Formula E, ne avevamo bisogno?

La Federazione Internazionale dell’Automobile ha tenuto a battesimo la nascita di un campionato del mondo riservato a prototipi da corsa esclusivamente elettrici che partirà nel 2014. Il prossimo anno sarà invece destinato a creare gare ed eventi promozionali, magari nei centri cittadini da sempre interdetti ai bolidi a motore.

Secondo le intenzioni dell’organizzazione, presieduta da Jean Todt, questo tipo di campionato dovrebbe tracciare le linee guida per orientare le future produzioni automobilistiche verso auto dal basso impatto ambientale.

L’intento è lodevole, senza dubbio, ma quale seguito potrà avere un campionato del genere?

Per cercare di capirlo possiamo guardare a quello che sta succedendo nello sport motoristico su due ruote analogo alla Formula Uno, la MotoGp ed alla sua versione elettrica, il TTXGP, campionato già ampiamente rodato.

Il seguito di pubblico per le moto elettriche è scarso, pochissime le informazioni trasmesse dai mass-media se non su periodici altamente specializzati, nessuna casa costruttrice di motocicli “tradizionali” si è impegnata anche su questo campionato.

Leader del trofeo è un’azienda americana, la Brammo, che pur produce mezzi per la normale circolazione stradale, ma è praticamente sconosciuta persino al motociclista più incallito, quello che la domenica sbraita e esulta sul divano per le prodezze di Valentino & Co.

Le altre case presenti sono micro realtà artigianali che partecipano con moto sperimentali che mai vedremo circolare su strada. Per onestà occorre precisare che lo spazio limitato su un motoveicolo per ospitare batterie dalla grande performance e dalla buona durata è invero assai scarso. Questo penalizza molto sia la durata della gara che la velocità e l’accelerazione dei mezzi contribuendo a far sembrare ancora più duro il confronto con l’analogo mezzo termico.

Come andrà con le auto? Probabilmente nello stesso modo: l’industria automobilistica americana ci insegna che il grande impegno economico profuso nelle competizioni per auto derivate dalla serie, molto seguite oltre oceano, soddisfaceva il detto “ciò che vince la domenica è venduto il lunedì”, ma visto che i modelli elettrici nei listini sono mosche bianche ben poche aziende saranno interessate quindi a partecipare ad un campionato dagli scarsi ritorni commerciali.

La teoria che le competizioni possano determinare in maniera così radicale un cambio di mentalità nel modo di gestire i trasporti privati su terra pare inoltre piuttosto azzardata.

Vero è che alcune scelte tecniche nate dalle competizioni si sono poi riversate debitamente riviste e corrette sulle auto di normale produzione, ma in questo caso stiamo ipotizzando una vera e propria rivoluzione copernicana.

Ma allora perché pensare di creare la Formula E? Direi per cercare di rilanciare l’intera immagine dello sport a motore, per farlo sembrare meno contro natura di quello che è in realtà è, con motori che divorano litri di benzina e che ululano in fuori giri a ogni accelerazione.

Non da ultimo: senza il rombo incredibile di una Formula Uno tradizionale, soppiantato solo da un sibilo da lavatrice e dal rumore di rotolamento dei pneumatici…cosa ci tratterà dal cadere fra le braccia di Morfeo per il rituale pisolino domenicale da Gran Premio?

Leggi anche:

“Lombardata” del 23 Luglio
In una sola parola – EsempiMirabili
Quando lo sport deraglia
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: