I am what i am (e va bene così)

Ieri sera si è svolta la cerimonia di apertura della XIV edizione dei Giochi Paralimpici, a Londra. Potrei parlarvi dello spettacolo, delle scene che si sono susseguite, dei personaggi che vi hanno preso parte, ma non è questo che mi preme. Vorrei piuttosto complimentarmi con chi ha preparato questo capolavoro, sottolineare come sia azzeccato presentare le Paralimpiadi utilizzando il potere e l’importanza del libro come metafora della conoscenza, come “sviluppo di una civiltà, luce da seguire che ci permette di conoscere nuovi mondi “appartenenti a questo universo. Lo stesso per il quale “ci deve essere un qualcosa di speciale nella sua definizione, ciò che può essere ancor piu speciale è che non potrebbe esserci limite allo sforzo umano”.

Un altro simbolo fa da padrone nella serata, l’ombrello, simbolo della cultura e del british style. Per quel che serve a ripararsi, a nascondersi, diversamente dagli atteggiamenti degli atleti che hanno il coraggio di essere se stessi e gridare al mondo “io sono quello che sono”.

Quello che siamo passa dalle nostre azioni, non vi chiedo di cambiare il mondo, di stravolgere la vostra vita per gli altri, vi invito solo ad accendere la tv, la radio o il pc, per sintonizzarvi sulle Paralimpiadi. Per prendere coscienza e permettere agli atleti in gara a Londra di accendere dentro di voi una scintilla che alimenti il fuoco  della volontà. Quella che vi permetterà di fare qualcosa di pratico per la società.

A vincere a Londra non sono gli atleti paralimpici, non il solo sport, qui va in scena  la vittoria del genere umano. La soddisfazione più grande è vedere Londra abbattere le barriere architettoniche, la speranza è tutto o quasi rimanga dopo le Olimpiadi e sia di esempio per altre città.

Se vogliamo parlare di sport, del suo valore, di ciò che ci insegna, penso di imparare più da uomini che si riconoscono sotto una stessa bandiera formata da tre gocce colorate, che simboleggiano Spirito, Mente e Corpo.

Con un corpo mutilato, una mente deviata, ci vuole davvero un grande spirito, ma non per andare alle Olimpiadi, semplicemente per alzarsi la mattina e affrontare un nuovo giorno.

Se lo sport lo testimoniano uomini e donne in carrozzina o non vedenti, beh allora quel corpo e quella mente sono più forti della mia, perché dietro ogni gesto c’è la vittoria che schiaccia la difficoltà.

Ogni parola cantata, letta, interpretata è accompagnata dal linguaggio dei gesti, emblemi di una manifestazione rivolta interamente ai nostri sensi. Fatemi il piacere, datevi un bel gesto, non rimanete ignoranti: facciamo un passo verso questo movimento. Ce lo ricorda Stephen Hawking: “Il grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione di sapere qualcosa”.

Non sapete chi sia De Pellegrin, l’arciere italiano che è stato il nostro portabandiera? Non è grave, ben più grave è ritenere che nelle vostra città non esistano associazioni o enti che hanno bisogno della vostra sportività per aiutare menti e corpi.

Già, i vostri.

 

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