Disabilità e inabilità

Terminate da poco le Olimpiadi, ora che cominciano, sempre a Londra, le Paralimpiadi, si torna a parlare di medaglie. Ma stavolta hanno un valore particolare, un gusto un po’ più dolce perché a vincere sono un po’ tutti, o almeno si spera che sia così. Il  discorso è comunque ben più ampio, di mezzo c’è, ad esempio, anche l’impegno civico, in molti di noi poco presente. Questo dicono i soloni. Sembra che ci si avvicini al mondo della disabilità non per caso, che occorrano certe caratteristiche per poterlo incontrare e frequentare. Non è così, quello che conta è la volontà, il resto vien da sé.

La volontà permette di vivere tante esperienze, insieme alla passione per lo sport, è un connubio perfetto che può portare a collaborare con le associazioni sportive che si occupano di disabili. Luoghi in cui si aiutano i ragazzi, uomini e donne, ad avvicinarsi allo sport e a viverlo a pieno. In piscina, ad esempio, capita di tutto, ma niente è realmente diverso.

La vasca si riempie di storie di vita, la normalità si mischia con i vari disturbi fisici e mentali. Sono previsti allenamenti veri e propri per chi dimostra una certa propensione a gareggiare.  Tubo, palla e divertimento puro sono riservati a tutti gli altri.

Non ci soffermiamo mai a considerare diversa la gara sportiva, nulla cambia se in acqua, scendono ragazzi, uomini e donne, down, schizofrenici o autistici. Atleti di vario livello anche loro, come succede: la vita è stracolma di diversità, tutte utili.

Nulla cambia e nemmeno conta che queste gare siano periferiche o nazionali o, come a Londra, olimpiche. L’obbiettivo è uno solo: “Gareggiare e vincere!”. Ciascuno nella propria corsia dove la disabilità non è una zavorra, dove oltre la passione c’è un sano agonismo. Questione di abilità, ognuno mette in campo le proprie.

Le Paralimpiadi accendono i riflettori sugli atleti disabili di alto livello ma non possono oscurare quanto ogni giorno capita in Italia e altrove nel mondo.

Per esempio le gare che la Federazione italiana nuoto paralimpico organizza e di cui nessuno, salvo rare eccezioni, parla o scrive.

Il rammarico è continuare a vederli lì, quei piccoli grandi campioni dal cuore d’oro, un po’ troppo distanti da una società che non integra,  che frappone mille difficoltà, l’unica a soffrire di una forte forma di inabilità. Sensoriale. I disabili non li vede e non li ascolta quasi nessuno.

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