SuperEnduro, è ora di ragionarne

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Da qualche anno si fa un gran parlare di SuperEnduro, con pareri contrastanti: c’è chi sostiene la specialità perché incarna la mountain bike delle origini, chi afferma che è il modo migliore per mettere un po’ di pepe tra i vari gruppi di vecchi bikers, quelli nati con il Rampichino, chi ancora ritiene il SuperEnduro l’occasione per vivere la montagna e il bosco in assoluta serenità e pace. Molte le interpretazioni, ma il parere ricorrente è uno solo: il SuperEnduro piace molto ai bikers!

Il 2008 ha visto il debutto in Italia di un circuito di SuperEnduro in sei tappe: la prima si svolse il 4 maggio in provincia di Imperia, la conclusiva in provincia di Cuneo il 28 settembre. Lo scenario predominante era e sostanzialmente resta il Nord Ovest d’Italia, principalmente il Piemonte, grazie alla confortante presenza delle montagne Olimpiche che tanto lustro hanno dato alla nostra bella Regione durante i Giochi Invernali del 2006. Se ne potrebbe scrivere di un evento che ha ridato linfa vitale a una Regione che doveva ancora riprendersi dalla batosta data da “mamma FIAT” e che brancolava alla ricerca di una nuova identità. Ecco, la nuova identità sportiva applicata alle due ruote rappresenta sicuramente una sintesi dell’aria che si respira oggi in Piemonte.

Come prima cosa va chiarito che il SuperEnduro è freeride, non è solo DH (DownHill), non è XC (Cross Countr), non è GF (GranFondo) e così via: diciamo che è l’essenza della mountain bike in tutte le sue forme! Il meccanismo di funzionamento è tanto semplice quanto divertente: la gara si svolge in una giornata sola, viene divisa a in prove speciali e prove di trasferimento, come in un rally automobilistico o una prova di enduro motociclistico.

I mezzi utilizzati sono generalmente bici con doppia ammortizzazione (forcella e ammortizzatore) con escursioni che vanno dai 140mm ai 170mm; di più sarebbe troppo faticoso pedalarle in salita e arrivare poi lucidi alla successiva discesa la quale non è detto che sia totalmente a favore della gravità. Numerosi sono gli “strappi” che bisogna affrontare per riguadagnare quel minimo di quote per passare, ad esempio, un dente che ci riproporrà poi una variante al percorso di gara.

Le tappe cronometrate sono in discesa, lunghe discese tecniche e divertenti, le tappe di trasferimento sono solitamente in salita senza vincoli particolari di tempo, se non un limite massimo in cui raggiungere il via alla prova successiva.

L’idea è semplice, divertente, ci si sfida e si compete in discesa; si chiacchiera, si lanciano nuove sfide, si prende fiato in salita. La formula sembra proprio essere quella vincente.

Grazie anche all’appoggio di noti marchi del settore che hanno creduto e promosso l’iniziativa, i risultati sono stati soddisfacenti, con centinaia di iscritti per ogni evento.

Sfogliando il calendario si nota la differenza tra le tappe segnate come Sprint e altre come Pro; le due categorie si differenziano sostanzialmente per la complessità del percorso e la durata.

Nelle prove Pro l’altimetria ha un dislivello di 1500m circa e un tempo di percorrenza di 30 minuti, mentre le Sprint propone un dislivello di 1000m e 20 minuti di percorrenza.

È chiaro come il livello dei concorrenti aumenti sensibilmente di anno in anno, a conferma dello stato di salute di una formula che affonda le sue radici tra il versante francese e quello italiano, ma che grazie all’intraprendenza di gruppi di appassionati e di imprenditori del settore mtb, sta trovando una sua consacrazione anche oltre i confini europei, come testimonia il neo nato circuiti di Super Enduro svoltosi quest’anno negli Stati Uniti. Per una volta, possiamo dire che sono stati loro a copiarci.

Lorenzo Imperiali Architetto
Tel. +39 339.46.31.157
Mail: l.imperiali@dbiostudio.it
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