Ce l’ho con Cassano

Il barese simpatico a tutti a me sta antipatico, non poco e da sempre. Mi esento per una volta dal “politically correct”, ma non posso esimermi da qualche rilievo su quel gentleman di Antonio Cassano. Senza entrare nello specifico delle sue origini, della sua vita, di quello che ha fatto in passato nel bene o nel male.

Non parlerò del calciatore, che a tratti ci ha incantati. A tratti però, tra l’altro molto brevi.

Non parlerò della sua arroganza ed ignoranza, caratteristiche che spesso vanno a braccetto e che generano in me antipatie istantanee.

Non toccherò nemmeno il concetto di coerenza perché totalmente estraneo al mondo del calcio, figuriamoci a Cassano!

Parlerò del fatto che inspiegabilmente questo ragazzo talentuoso e sregolato viene accolto in ogni dove da squilli di tromba, tappeti rossi e calorosi abbracci. Questo nonostante mai abbia dimostrato gratitudine verso coloro che lo hanno incrociato e aiutato, a partire da Fabio Capello quand’era a Roma, proseguendo con la Famiglia Garronea Genova, passando per il Milan che lo ha curato e restituito alla Nazionale di Prandelli in tempo per disputare un mezz’ora di qualità a partita nell’ultimo Europeo (ma è possibile farsi bastare questi spezzoni di partita?).

Tutto questo nonostante sia un calciatore che non ha mai colto le occasioni che si sono presentate sulla sua strada. Ne ha avute parecchie.

Nonostante il suo essere impermeabile alle regole.

Nonostante non sia un serio professionista.

Le sue conferenza stampa sono show di elevata e spesso inconsapevole comicità, ma ugualmente rimane misterioso l’atteggiamento quasi servile dei giornalisti nei suoi confronti.

Non bastano le mancanze di rispetto, la maleducazione, il suo essere costantemente sopra le righe.

Non basta il suo essere una mina vagante per i compagni e le società nelle quali milita, non bastano le intemperanze a metterlo fuori gioco. Gode di una sorta di immunità che però non risulta essere nemmeno giustificata del rendimento.

Parliamoci chiaro, ai suoi tempi, Maradona disertava gli allenamenti, aveva la pancia e ne combinava una più di Bertoldo, ma era Maradona: uno su un milione, uno non ripetibile.

Francamente vivo il successo di Cassano come un affronto. Nella vita di tutti i giorni a ciascuno di noi si richiedono educazione, rispetto verso le persone e le regole, impegno, puntualità, serietà e l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito trattandosi di valori e principi che regolano la vita sociale.

Tutto questo per il Fantantonio nazionale è davvero un optional, tanto che se riga dritto si grida al miracolo, mentre, cerchiamo di capirci, dovrebbe essere naturale, dovuto. Quasi scontato.

Si è fatto un gran parlare in questa torrida estate di ingaggi esagerati, non etici, addirittura amorali, soprattutto in un momento storico come questo. Mi sono idealmente accodata a questa considerazione se non fosse intervenuto un tarlo a rodermi da una settimana a questa parte. Cassano ha cambiato squadra con un contratto pressoché identico a quello precedente ma, sentite bene, ha ottenuto di inserire nel suddetto contratto una lista di bonus tra i quali ne spicca uno in particolare: il bonus per i penalties procurati.

Ma stiamo scherzando? Non basta quel che prende più le aggiunte a rendimento?

Ecco che allora cambia il punto di vista. E penso allo stipendio faraonico di uno come Zlatan Ibrahimovic, esempio di professionalità, costanza e capacità, anche se non brilla per simpatia.

Se nessuno ha da ridire sullo stipendio di Cassano, che rappresenta l’anti professionista per eccezione, perché mai dovremmo obiettare circa la smodata cifra mensile che Ibrahimovic porta a casa?

Esiste un abisso tra i due, da tutti i punti di vista, ma spesso in questa estate ho letto che non sarebbe etico dare allo svedese tutti quei soldi.

In linea di principio mi trovo d’accordo anche se credo che il concetto dovrebbe essere applicato ed esteso a tutto il circo del calcio.

E soprattutto trovo che i principi etici non siano accostabili al nome di Cassano, non tanto per lui, ma perché nessuno che abbia avuto e abbia a che fare con Antonio si comporta e si è comportato eticamente.

Non lo fanno i giornalisti, che lo venerano e ridono alle sue battute grevi sugli omosessuali (tendendogli poco eticamente un tranello nel quale è caduto con entrambi gli scarpini) per poi sbatterlo in prima pagina il giorno dopo bollandolo come omofobo e quant’altro. Non lo fanno i Presidenti delle Società che lo pagano e lo premiano oltre misura per meriti sportivi che non ha. Non lo fanno i compagni, che ne coprono marachelle e mancanze. Non lo fanno i tifosi per i quali spesso finisce per essere semplicemente un burlone un po’ spocchioso.

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