Tom e James, ma non si inseguono

DiBenedetto (Tom) ha lasciato ieri sera il ruolo di presidente della Roma calcio a Pallotta (James). Nessun trauma, era tutto previsto già lo scorso anno, quando il consorzio Usa acquisì la società giallorossa. “Ammmericani” (rigorosamente con tre m) oppure “uotzamerica”, in omaggio ad Alberto Sordi: così chiamano nella Capitale “i paisà del calcio”, in quanto americani di seconda o terza generazione nelle cui vene scorre generoso sangue italiano. D’Amore e Falcone sono altri soci della “cordata DiBenedetto”, dal nome di chi è esposto per primo e ne è stato il ventiduesimo presidente. Pallotta fa ventitré, numero che in America porta bene.

James Pallotta è un noto businessman, in quanto a fortuna personale è una bella garanzia (stimano che valga un miliardo di dollari). Il socio di minoranza della Roma, Unicredit, è perciò ben lieta dell’avvicendamento.

Il consiglio d’amministrazione di ieri si è svolto in videoconferenza tra gli Usa e la Capitale e ha designato non solo il nuovo presidente ma il declassamento (indolore) di DiBenedetto che ha lasciato, in comitato esecutivo, il posto a Mark Pannes, confermato amministratore delegato.

Pallotta lo vedremo a Roma in ottobre, prima ha un sacco di impegni. In compenso già la prossima settimana sbarcherà a Trigoria proprio Mark Pannes (l’unico difficilmente di origine italiana) per decidere, insieme al Comune, l’area in cui costruire lo stadio. L’opzione è per Tor Di Valle, zona ippodromo del trotto.

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