Giostra del gol tanti cari saluti

Gli italiani residenti all’estero, si sa, contano quando c’è da votare perché possono incidere, sia pure marginalmente, sull’esito della competizione elettorale. Vengono coccolati al solo preannuncio di un terremoto governativo, non certo ogni cinque anni, il canonico termine di ogni legislatura.

Negli ultimi mesi s’informano un giorno sì (e l’altro pure) sulla possibilità di elezioni anticipate, poi Mario Monti li tranquillizza sulla “strana alleanza di governo”, espressione che all’inizio non comprendevano. Del resto a loro come a noi tutte le alleanze dei governi “non monolocore” – quelli democristiani di cui si è persa traccia, senza rimpianti – sono parse strane. Più che altro combinazioni (combines) di governo. Aggiustamenti di opportunità.

Alcuni italiani residenti all’estero sono divenuti parlamentari italiani a tutti gli effetti, in quanto espressione del voto dei loro simili. Dire che abbiano dato buona prova di sé è una constatazione, dal momento che non pochi tra loro hanno traslocato da un partito all’altro, dimentichi del mandato loro affidato dagli elettori. Diciamo che si sono adeguati ai loro colleghi italiani per nascita e per residenza.

Il lungo preambolo è utile per riferirvi, nella logica delle emissioni televisive di sport, l’impaccio cui va incontro la Rai nei confronti della componente “italiani all’estero”, per la quale i “diritti televisivi del calcio non più residenti in viale Mazzini” fanno sfumare trasmissioni di grande ascolto quale, ad esempio, “Giostra del gol“, appuntamento che ogni domenica, con orari dissimili – per colpa dei meridiani, non della Rai medesima – allietava i connazionali che risiedono negli Stati Uniti, in Australia, in Europa, nell’universo mondo.

Adesso la questione potrebbe passare di mano e finire in quelle del ministro degli Esteri, anche se crediamo che questi abbia qualcosa di più rilevante di cui occuparsi.

La vicenda, a detta dei bene informati, riguarderebbe per altro Sipra, la concessionaria Rai di pubblicità, mai stata in condizione di quantificare i telespettatori della “Giostra del gol”, trasmissione che per questo non introita un euro. Costa soltanto, nella logica del Servizio Pubblico (da scrivere sempre rigorosamente maiuscolo come il Caro Estinto) che dovrebbe comunque farsene carico, per via del canone.

A proposito, è bene che sappiate di una recente iniziativa – inizio luglio – di un parlamentare firmatario di una proposta di legge tendente a esentare dal canone gli italiani all’estero che siano proprietari di un televisore in un’abitazione in Italia presso la quale si recano saltuariamente, a patto che non sia affittata. L’esenzione riguarderebbe, come da proposta, i soli connazionali che risiedano all’estero da almeno tre anni. Omettiamo volutamente il nome del firmatario ad evitargli pubblicità gratuita.

La nostra impressione è che gli italiani, residenti entro i confini  o all’estero, paghino molto volentieri il canone Sky e con molti mal di pancia quello Rai, dal quale non pochi si esentano spontaneamente.

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