Caccia alla maglia rosa

Sono sempre ricercatissime le maglie dei ciclisti del passato: sono pezzi pregiati perché il tempo e le tarme, che ne vanno ghiotte (stiamo parlando di lana, cotone e seta, non dei moderni filati tecnici, la gran parte sintetici) hanno ridotto il loro numero, rendendolo esiguo. Grande interesse per le maglie simbolo del ciclismo, da quella azzurra della Nazionale a quella iridata, per i pochi che l’hanno indossata. Molto ambite le maglie rosa e gialla dei leader del Giro e del Tour, mentre quella amarillo della Vuelta dà meno fremiti, almeno da noi.

Nell’ottobre 2010 è partita la “caccia grossa” alle maglie rosa, grazie al progetto Giro for Ghisallo, ideato da Federico Meda, giornalista, e voluto da Rcs Sport e dalla Gazzetta dello Sport con queste modalità: la ricerca dei “tesori” non si sarebbe limitata alle maglie rosa dei soli vincitori del Giro. Sarebbe bastato reperirne di autentiche, indossate dai corridori che dal 1931 – quando per primo la vestì Learco Guerra al termine della Milano-Mantova – a oggi l’avessero meritata. Per ogni maglia il Giro avrebbe donato 500 euro al Museo del Ghisallo. E così è stato per ben 43 volte.

Fiorenzo Magni con Aldo Moser e la maglia del fratello Francesco

Numerosi all’inizio del progetto gli scettici, che ragionavano di pochi esemplari rintracciabili, giusto se un ex corridore in rosa avesse accettato di privarsene. Altri richiamavano gli unici due che, avendone meritate tante – parliamo di Eddy Merckx e Francesco Moser, rispettivamente 77 e 57 maglie rosa in carriera – non avrebbero avuto difficoltà a donarne una. Vero niente, quella di Merckx è arrivata soltanto tramite Marino Vigna, campione olimpico e grande amico di Eddy, oltre che suo direttore sportivo alla Faema; quella di Moser, l’unica che il campione trentino avesse conservato, perché Francesco ha deciso di donarla. Lui stesso era convinto che fosse del 1984, anno del suo miracolo (doppio primato dell’ora, Milano-Sanremo e Giro d’Italia, vinto al dodicesimo tentativo) e invece è risultata del 1985.

Dopo un anno e mezzo trascorsi in caccia, il bilancio dei due “jersey hunter” – Federico Meda e Davide Secchi, quest’ultimo un ottimo segugio – è lusinghiero: la più vecchia recapitata al Museo del Ghisallo è di Quirico Bernacchi (1937), la più recente di Ryder Hesyedal, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia.Il primo donatore è stato Ivan Basso, fresco vincitore del suo secondo Giro d’Italia (2010). Da allora sono state recuperate maglie di grande valore storico – quella di Fornara indossata sul Bondone nel 1956 ne è un esempio – esemplari degli anni Trenta (Bernacchi, 1937 e Valetti, 1939), rosa di comprimari, e velocisti (Leoni, 1949; Minardi, 1954; Mealli, 1965) e maglie leggendarie, come quelle di Eddy Merckx o di Miguel Indurain.

Non solo corridori o loro eredi tra i donatori: si sono prestati generosamente parenti, amici, giornalisti, ex campioni, commissari tecnici. Tutti, nessuno escluso, hanno aggiunto qualcosa: fotografie, documenti, telegrammi. Con una dedica personalizzata. Una bella storia di gesti disinteressati.

Ulteriori notizie nel blog Giro for Ghisallo.

di Gianni Poli

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