Inchiostro e pennino

55 Giri d’Italia nei ricordi di Cesare Sangalli

Cesare Sangalli è stato, per 55 anni, il cartografo del Giro d’Italia. Ha sempre dovuto ragionare di centimetri, due, equivalenti a dieci chilometri di percorso. In pianura tutto facile, nel dettaglio di un tappone dolomitico, con quattro o cinque colli da scalare, il rischio di elaborare un “elettrocardiogramma della corsa” pieno di picchi, un po’ schizoide.

Diligente, preciso, Sangalli ha disciplinato la cartografia del Giro secondo le occorrenze, si è prodotto in altimetrie, grafiche, planimetrie di ogni genere odiando soltanto le tabelle di marcia, costruite per anni riga dopo riga, con conteggi tutti a mano, subendo la schiavitù di tre medie orarie per ogni tappa. In quelle veloci 38, 40,42 chilometriorari, in quelle di montagna 33, 35, 37. Un incubo che Sangalli viveva esclusivamente dopo cena, ascoltando musica, facendo mezzanotte a suon di calcoli e conteggi. Le sue cartine, tutte rigorosamente disegnate a mano, con pennino e inchiostro nero di china (Pelikan, la sua preferenza). A colori, solo alcuni particolari o simboli strategici. Dettagli.

Classe 1923, Sangalli ha cominciato per caso, amico d’infanzia di un certo Andreini che in Gazzetta lavorava in Amministrazione, dopo la guerra. Gli proposero, visto la grafia agile ed elegante, di scrivere i nomi dei vincitori per i diplomi di partecipazione alle “popolari di marcia” organizzate dalla Gazzetta e pure quelli dei vincitori dei trofei giovanili. Siamo negli anni Cinquanta, c’erano allora la Coppa Scarioni di nuoto, il Trofeo Bonacossa di tennis, riservati ai tredicenni di quegli sport.

Si profilò così nel mondo della “rosea”, dopo gli studi da perito edile e due anni spesi a Brera, in Accademia, a occuparsi di disegno figurativo. La guerra, i bombardamenti su Milano, sua città di origine e residenza (viveva a 100 metri dalla sede di allora di Gazzetta, in via Galilei) avevano ritardato il suo ingresso nel lavoro, inizialmente popolato di case, cantieri, strade, non certo di percorsi legati alla bici e alle sue suggestioni.

Vincenzo Torriani

Nel 1952 Sangalli entrò in Gazzetta in pianta stabile, sostituto di Patitucci, illustratore più che cartografo, bravissimo, passato al Corriere della Sera. Di quel Giro disegnò soltanto le cartine dei ritrovi di partenza, un primo banco di prova, poi gli affidarono l’intera cartografia del Giro del Mediterraneo di quell’anno, dieci tappe da Napoli a Palermo. Promosso sul campo, agli occhi di Vincenzo Torriani, patron del Giro che i collaboratori tutti temevano. Pur amabile, Torriani aveva improvvisi temporali d’umore.

Quante cartine planimetriche, quante altimetrie, quanti dettagli di questo o quel percorso abbia disegnato in quasi 55 anni di attività per il Giro e le altre corse, nemmeno lui lo sa. Ricorda solo che ne ha rifatte più d’una, alcune più volte. Migliaia di volte la solita sfida, fogli e fogli di carta millimetrata, riempiti con passione e competenza. Tremendamente utili a tutti. Sangalli cercava di essere quanto più preciso, ma Torriani talvolta non apprezzava. Gli intimava di non perdere tempo.

Talvolta le interpretazioni altrui lo hanno infastidito. Un esempio? Arrivo a Bezzecca, Torriani che insiste per fissare il Gran Premio della Montagna a Molina di Ledro, a 7 chilometri dall’arrivo, dove c’è un leggero falsopiano. Apriti cielo, anche i giornalisti, pur favorevoli a Sangalli, gliene dicono di tutti i colori. Un gran premio della montagna in pianura non s’era ancora visto. Lui si difese ricordando la tabella di marcia, dotata delle quote, nel caso molto simili, che svelavano il trucco.

Anche al Gran Sasso, un anno, si arrivò giù in basso, ma Sangalli aveva riportato la quota esatta. Ridicolo un arrivo in salita dove la salita non c’era, ma la ragion di stato quello imponeva. A volte le polemiche riguardavano percorsi con 10 km in più, per varianti stabilite all’ultimo istante dal Comune di arrivo. Capitò un anno a Lanciano. Abruzzo in deroga, diciamo così.

I primi anni Sangalli seguiva i sopralluoghi del Giro al fianco di Torriani, una faticaccia. In una settimana percorrevano in anticipo l’intero Giro dormendo cinque ore per notte. Poi il suo compito si limitò alle salite, in particolare quelle inedite. Nel 1960, quando per la prova volta si fece il Gavia, Sangalli fu spedito per quattro giorni a Pontedilegno per verificare il piano viabile di quella strada tutta sterrata e soprattutto stretta, quasi una mulattiera. Da quei rilievi nacquero le disposizioni tassative di Torriani: in caso di arresto di un veicolo, fatti scendere gli occupanti, il mezzo sarebbe stato gettato di sotto. La sera dopo la tappa del Gavia, perfettamente riuscita, venne una marea di complimenti. Persino Torriani si sbilanciò, chiese un applauso per Sangalli.

Nel suo lavoro lo hanno aiutato non poco le carte militari, molto dettagliate, in scala 1:25.000, con le quote altimetriche sempre presenti. Come base usava quelle del Touring Club, sempre complete, confrontate per verifica con quelle di De Agostini. I suoi ricordi sono ricchi di studi non realizzati, tipo il Giro dei Porti, negli anni Settanta. In ipotesi tappe da un porto all’altro, ad esempio da Genova a Livorno, con la nave che ospitava tutta la carovana, corridori inclusi, la notte e poi si trasferiva nel porto successivo. Una suggestione che faceva a pugni con i chilometri, troppi per la circumnavigazione del Paese, e con gli albergatori che non avrebbero gradito. Impossibile, poi, contemplare le montagne nel finale, l’arco alpino non annota porti nei pressi.

Sempre negli anni Settanta gli fecero studiare un Giro della Pace, da Assisi a Berlino. Ultima tappa una cronometro individuale da Berlino Ovest a Berlino Est. Prima tanta Italia, un po’ d’Austria, l’ingresso in Germania Est da Lipsia e l’arrivo a Berlino. Non se ne fece nulla, troppi i chilometri, eccessivi i costi.

Come ha reagito Sangalli all’avvento del computer è presto detto: di pelle un gran fastidio, poi la verifica che le cartine non venivano così bene. Sospiro di sollievo. Oggi riconosce, con lealtà, che l’infografica ha fatto passi da gigante.

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