Spettatori di medaglie e di polemiche

Ieri sono rimasto, come spesso succede, lobotomizzato dalla Rai per l’Olimpiade, sarà che non succede tutti i giorni di vincere un oro senza soffrire – bravissime le donne del fioretto - sarà che non ricordo lo spostamento di un Tg per far spazio alla scherma, che iniezione di ottimismo tutto questo bel vedere.
Probabilmente “dopato” da queste visioni non sono riuscito a vedere in negativo il nostro magro bottino nel nuoto. Tutto sommato ho pensato che la  pressione sui nuotatori e gli allenatori, con seguito di polemiche, rendano normale uno sport troppe volte preso in considerazione solo per le medaglie e le vicende extra piscina di Federica Pellegrini.
Finalmente una polemica sugli azzurri del nuoto, con l’allenatore che, intervistato senza backdrop alle spalle (gli sponsor non sono tutto nella vita) getta acqua sul fuoco, facilitato in questo dal suo ruolo.
Mi rimane un po’ di delusione - poco sportiva, lo ammetto - dentro la pancia per non aver visto “uno dei nostri sul podio” e chiamo Silvio di Sportivamente Mag. Lui segue il nuoto o meglio vive una doppia vita metà in vasca e metà sulla terra. Mi spiega, mi racconta  che nel nuoto la squadra non esiste, alla partenza ci vai solo, Magnini ha ragione, per un semplicissimo fatto: sui blocchi Orsi si è mosso e andava squalificato, insieme a tutta la staffetta. Nel nuoto non si improvvisa nulla come già ha scritto in un suo articolo.
Ripiego mesto sulle sue parole e su altre spiegazioni che rimando a una sua approfondita analisi sul nostro nuoto all’Olimpiade, nessuna Caporetto. Penso a Orsi, alla Pirozzi, a Luca Dotto, mi piace per una volta sentirmi strumentalizzato da quella che una volta si chiamava mamma RAI.

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