Poi spunta l’outsider

Anche se molto nel nuoto sembra scontato (vedi Phelps a Pechino, che pure un aiutino l’ha avuto per arrivare a quota otto ori) non bisogna mai considerare una gara decisa in partenza. Lo testimonia quanto è accaduto a Michael Gross a Los Angeles, una storia tutta da raccontare.

Quando guardiamo una gara di alto livello, e le Olimpiadi sono il massimo possibile anche per il nuoto, concentriamo la nostra attenzione sulle corsie centrali. Non a caso il regolamento le riserva agli atleti che abbiamo ottenuto i migliori tempi. In corsia 4 nuota il miglior tempo del lotto, in corsia 5 il secondo crono. Basta però allargare un po’ la visuale per scoprire un mondo di atleti che, a dispetto dei primati personali molto più alti rispetto ai più titolati, sfoderano la stessa grinta, e spesso un’identica convinzione nei loro mezzi. Non hanno torto, anche gli outsider sostengono durissimi carichi di allenamento e importanti sacrifici pur se il premio di un podio o la possibilità di sostare in un albo d’oro, quali detentori di un primato nazionale, europeo o mondiale, non arriva quasi mai.

La storia insegna che nello sport, così come nella vita, anche i meno bravi sulla carta possono andare oltre le aspettative, coronare i loro sogni, magari in una sola occasione. E mai per caso.

Gli appassionati di nuoto ricordano certamente la memorabile finale olimpica dei 200 farfalla maschili a Los Angeles 1984. In quell’anno il mondo del nuoto era affascinato dal nuotatore tedesco Michael Gross, due metri di statura e 2,11 di apertura alare. Era opportunamente soprannominato l’Albatros. Nella sua caratteristica nuotata a delfino sembrava volare sull’acqua.

Nella finale olimpica nell’agosto 1984 Gross era il grande favorito poiché era imbattuto da quattro stagioni e molti erano convinti che avrebbe realizzato l’ennesimo record della specialità. Accadde invece l’imprevedibile: l’Albatros dopo aver condotto i primi 150 metri a ritmi da primato del mondo, dovette arrendersi al ritorno straordinario dell’australiano Jon Sieben un nanerottolo – un metro e 73 centimetri di statura – capace di superare Pablo Morales e di agguantare Gross nelle due ultime bracciate. Sieben gli strappò la medaglia d’oro e il record del mondo per un centesimo, col tempo di 1’57″04, migliorando di oltre 4 secondi il primato personale!

Le Olimpiadi sono uno scenario in cui tutto si decide in gara, in acqua o sui vari campi di gara. Quasi niente è scontato, ci sono momenti di gloria anche per coloro che non t’aspetti gente che non prevede il termine “impossibile” nel suo vocabolario.

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