Leggende metropolitane

A poche ore dalla cerimonia d’apertura dei Giochi colmiamo una piccola lacuna, plaudendo all’iniziativa londinese di dedicare le 361 stazioni della sua rete metropolitana (nel senso di “Tube” o “Underground”, se il cockney non è è familiare) ad altrettanti campioni olimpici del passato e del presente. Sportivamente Mag non esisteva quando fu proposta l’Olympics Legends Map, un’ottima idea che poteva venire in mente solo a un britannico, rispettoso della tradizione.

Nella capitale britannica sono celebrati al massimo livello Michael Phelps e Cassius Clay (da tempo Muhamad Alì ma a Roma, quando vinse il titolo dei mediomassimi, non era ancora Musulmano nero) che hanno l’onore delle due fermate più vicine al parco olimpico, Stratford e Stratford International.

L’uomo più veloce del mondo, Usain Bolt, ha un grande palcoscenico, lega il suo nome a Victoria Station, che è underground ma anche il massimo della centralità a livello ferroviario.

Non mancano, fra gli altri, Mark Spitz e Greg Louganis, associati alla Central Line, la linea rossa che taglia a metà Londra. E ancora,  Magic Johnson, Kobe Briant, Rafa Nadal, Roger Federer, Venus Williams.

Ampia rappresentanza trovano i bei nomi italiani, a partire da Edoardo Mangiarotti (6 ori olimpici dello schermidore azzurro recentemente scomparso, vinti in quattro edizioni dei Giochi, con l’intermezzo forzato della guerra che cancellò l’Olimpiade del 1940 e quella del 1944, impedendogli di fare meglio). A Pietro Mennea è dedicata la stazione di Kensigton High, nei pressi dei Giardini omonimi, mentre Dorando Pietri ha l’onore della stazione successiva. Altri azzurri celebrati sono Paola Pezzo, Paolo Bettini e i fratelli Abbagnale.

Non senza autoironia, tre mesi dopo Londra, Milano ha scimmiottato l’iniziativa britannica, mappando anche le stazioni della sua metropolitana con gli ori conquistati dagli atleti lombardi (82 su un totale di 366).

Compaiono nomi di tutto rispetto, a partire da Enrico Porro, lottatore di greco-romana, ma il desiderio di “milanesizzare” o “lombardizzare” un po’ tutti ha preso la mano. Viene considerato lombardo anche l’oro di Roberto Cammarelle, con genitori molto lucani, ma che ha esordito nella società “Rocky Marciano” di Cinisello Balsamo.

Edoardo Mangiarotti, il nostro plurimedagliato, si è visto dedicare la fermata di Piazza Duomo, dove s’incrociano la linea rossa e quella gialla (la 1 e la 3). Ricordati sono gli ori (doppi) di Frigerio nella marcia, di Brugnetti, sempre marcia, senza dimenticare i mezzofondisti Luigi Beccali e Alberto Cova.

Come bizzarria giustificabile va citato Adolfo Consolini, oro del disco a Londra ’48, veronese di Costermano, ma milanese di adozione; Sara Simeoni, veronese di Rivoli, che ha firmato il suo record del mondo nell’alto a Brescia (4 agosto ’78).

La perla è la stazione intitolata a Maurizio Damilano, oro nella 20 km di marcia a Mosca ’80, piemontese di Scarnafigi (Cuneo). La motivazione è che il cognome Damilano, scritto tutto attaccato, lo rende meneghino.

Ultima annotazione: a Milano della denominazione olimpica delle fermate della MM sono al corrente gli assessori preposti, non la cittadinanza.

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