Eto’o, ben altro capriccio

Zlatan Ibrahimovic in questi giorni è stato molto chiacchierato per via dell’ingaggio che il patron del Paris Saint Germain Nasser Al Khelaifi ha concordato con Raiola, il manager dello svedese. D’accordo che l’emissario dell’emiro del Qatar dispone di 200 milioni di euro per tentare di vincere la Champions League, ma il solo compenso per Ibra - 14 milioni di euro (netti) a stagione – è sembrato a parecchi eccessivo. E ingiustificato, dal punto di vista economico.

Per primo Dario Di Vico sul Corriere della Sera ha argomentato sulla non congruità dell’ingaggio di Ibra sostenendo che “il Psg per rientrare dei soldi dati a Zlatan dovrebbe vendere in un anno 450 mila magliette in più”. E aumentare gli abbonamenti di non meno di diecimila unità. Cioè giocare in uno stadio più capiente del Parc des Princes che al momento ospita 48 mila spettatori .

Vale insomma la pena di considerare l’acquisto di Ibra come un capriccio, non molto diverso dalle scelte dei russi dell’Anzhi che per assicurarsi Samuel Eto’o, lo scorso anno, gli hanno garantito un ingaggio di 20 milioni di euro a stagione.

Le apparenti follie del mercato sono garantite da personaggi di indubbia capacità e scaltrezza, a partire da Carmine “Mino” Raiola, il procuratore di Ibra, le cui gesta di seguito vi riassumiamo perché ve ne facciate una ragione.

Raiola all’anagrafe è di Nocera Inferiore, Salerno, ma i genitori lo portano ad Haarlem, in Olanda, dopo pochi mesi. Il papà, un tempo meccanico, in Olanda fa il ristoratore e Mino gli dà anche una mano come cameriere. Gioca anche a calcio nell’Haarlem, ma a 18 anni smette per diventare responsabile del settore giovanile. A 19 anni compra e poco dopo rivende un McDonald’s, poi decide di avventurarsi nell’intermediazione, scegliendo lo sport, dopo una parentesi universitaria (giurisprudenza) di soli due anni.

Le vicende più recenti lo accostano a Balotelli, in direzione Manchester City, e Ibrahimovic, dapprima proposto al Barcellona, poi al Milan e infine al Paris Saint Germain.

Vediamo i meriti principali di Raiola. Si destreggia in sette lingue, vale a dire inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese, olandese e italiano. Quest’ultimo zoppicante un po’ ma si fa capire. Il suo esperanto sono i soldi, che non hanno né colore né odore. Lui tratta indifferentemente in euro, dollari e sterline.

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