Numeri nostri e altrui

In caso di vittoria olimpica a Londra gli atleti azzurri percepiranno la stessa somma (140mila euro) destinata loro già a Pechino 2008. Sempre nella logica di quattro anni fa è il premio in denaro di chi si classificherà al secondo posto (75mila euro) e di chi invece vincerà la medaglia di bronzo (50mila euro). Nessuno s’indigni, visto che la gran parte delle discipline in cui saremo rappresentati (26) vivono di molta buona volontà e di parecchi stenti. I riccastri non ci sono, i calciatori azzurri non si sono guadagnati la qualificazione, i cestisti nemmeno. I premi andranno altrove, con l’augurio che il Coni ne spenda tanti, per remunerare le nostre squadre più competitive (pallanuoto e pallavolo su entrambi i fronti, maschile e femminile).

I francesi hanno fatto sapere che i loro premi saranno, vista la recessione, molto inferiori: 50mila per l’oro, 20mila per l’argento, 13mila per il bronzo. Nessun riconoscimento in denaro andrà invece agli atleti inglesi, svedesi e norvegesi che gareggiano con il vecchio spirito olimpico, quello che vietava qualsiasi remunerazione, lo stesso che impedì al nostro Airoldi, reo di professionismo per aver percepito pochi spiccioli in patria, di partecipare alla prima maratona, ad Atene nel 1896. Oggi il professionismo impera anche ai Giochi, sono ormai vent’anni, da Barcellona 1992, che Pierre de Coubertin, il barone misogeno, non riposa più in pace.

Gli americani di Sport Illustrated, la maggiore rivista internazionale di sport, accreditano gli azzurri di ben 31 medaglie, di cui 8 d’oro, 5 d’argento e 18 di bronzo. Il presidente del Coni Petrucci ha detto che si accontenterebbe di 25 o 25. Diciamo che si terrebbe gli 8 ori e rinuncerebbe a qualche bronzo. Non per risparmiare.

Veniamo alle cifre del campanile, in questo caso ai regionalismi. Chi dà più atleti alla spedizione olimpica azzurra è la Lombardia (49 rappresentanti) seguita dal Lazio (38) e dalla Toscana (27). Spiace dire che ben tre regioni non annotano olimpionici quest’anno: sono il Molise, la Valle d’Aosta e la Basilicata.

Una piccola polemica, per chiudere: la querelle annosa e forse inutile, del Medagliere per nazioni che il Cio non riconosce, e fa bene, in nome e per conto dell’Olimpiade che mette a confronto la “migliore gioventù del mondo che gareggia a titolo individuale sotto l’egida di una Comitato olimpico nazionale”. Questo per dire che se sei apolide te ne stai a casa.

Dato che i nazionalismi imperano e il Medagliere per nazioni conta per menar vanto, le previsioni di Sport Illustrated accreditano gli Usa di nuovo al comando di questa (per noi inutile) graduatoria, scavalcando la Cina che in casa nel 2008 li aveva surclassati. Gli azzurri dovrebbero scivolare in decima posizione dietro la Francia.

Leggi anche:

Che cos’è, usato sicuro?
L’albero di Nicolò
Giovanni Soldini per Fratelli dell'Uomo
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: