MANUAL.MENTE

Quando il muratore è uno sportivo

Un albero nasce. Un palazzo si costruisce.

Cosa hanno in comune? Le radici. Che siano arti di linfa e legno oppure fondamenta di ferro e cemento, entrambi, per stare eretti, hanno bisogno di radici.

Lo stesso vale per l’azione, che nasce da un’idea, si sviluppa con un progetto, si porta avanti con tattiche e prospettive, si concretizza con l’allenamento, ma deve avere, alla base, qualcosa di saldo che la tenga legata alle sue origini e che la faccia durare nel tempo.

Le radici di uno sport di squadra sono le persone che ne fanno parte, un legame, il loro, che nasce e si costruisce. Intreccio, circolo virtuoso che passa, gira, rimbalza, tira, come una palla mira e… punto, senza sospensione.

Tre passi e palleggio, tre secondi in un parcheggio, tre metri di ponteggio.

Che cos’è un mattone senza malta? Solitario artificio, spesso forato, lontano dalla sua isola felice.

Chi è il giocatore di movimento senza un portiere davanti? Statica figura, spesso di profilo, annoiata di posa e resa, da una porta vuota.

Mani che fondano l’azione, trave, varco, fuga, salto, gambe che sorreggono il muro portante.

E poi lei, la voglia di muoversi insieme. Andare nella stessa direzione.

 ”Lentamente, guancia a guancia,

io ti dico che ti amo,

tu mi dici che son bella,

dondolando,

dondolando sulla stessa mattonella”

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