Le donne della bici accanto

L’epilogo del Giro d’Italia Femminile Internazionale nei volti e nelle emozioni di tutte, protagoniste e comprimarie, dalla Vos all’ultima classificata, ugualmente appagate

A guardarla così, gli occhi azzurri gonfi di emozione che accendono la faccia sporca, sudata, stropicciata, sembra una bambina che torna da una gita scolastica, soddisfatta di tutto quanto le è capitato: “… e abbiamo fatto questo gioco, e siamo andati in questi posti…”, potrebbe dire alla mamma che l’accoglie a braccia aperte. Ma lei è Marianne Vos, una bambina di 25 anni. E gli occhi e il viso sono quelli di chi ha appena tagliato il traguardo dell’ultima tappa del Giro d’Italia Femminile Internazionale che ha vinto come se fosse un gioco: si è aggiudicata cinque tappe su nove, addirittura meglio dell’anno scorso, quando ne colse cinque su dieci.

E “le cose che ha fatto” sono state portarsi a casa sia la maglia Rosa che quella Gialla della classifica a punti “Rock no war”, la onlus con cui il GiroDonne aiuta le popolazioni colpite dal terremoto. I “posti dove Marianne è andata” sono le sette regioni italiane che, dalla Campania attraverso Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte fino alla Lombardia, hanno fatto da scenario ai circa 1000 chilometri del percorso.

Le braccia che l’hanno accolta, poi, erano quelle delle sue compagne della Stichting Rabobank, lì con lei a cantare e ballare per festeggiare la vittoria davanti al loro pullman parcheggiato sotto le finestre di Palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo, a pochi metri dall’arrivo di Piazza Matteotti.

Di fronte alle ragazze olandesi, il team Hitec Products Mistral, con la vincitrice della tappa, la campionessa di Svezia Emma Johansson e la maglia bianca di leader della classifica giovani  Elisa Longo Borghini. E lì intorno le altre: Emma Pooley (team AA Drink Leontien.nl) maglia verde di miglior scalatrice per il secondo anno consecutivo e Fabiana Luperini (Faren Honda Team) maglia blu di miglior italiana.

Appunto tutte lì intorno, senza i pullman da sceicchi dei professionisti con i loro vetri scuri che li rendono indecifrabili e inavvicinabili, ma accampate appunto tra Piazza Matteotti e via Roma, il salotto elegante della città, per spogliarsi e lavarsi, rivestirsi e mangiare un gelato. Con le facce rosse, i reggiseni azzurri e le gambe sempre in bella mostra. Come ragazze che vanno al concerto dei Pearl Jam, oppure in campeggio a Riccione, ma stavolta senza fare il bagno.

I pochi giornalisti e fotografi, come i tanti tifosi e curiosi arrivati lì per guardare e domandare, hanno avuto tutti udienza, senza problemi. Così succede che la campionessa italiana Giada Borgato si veda mettere in braccio una creatura dal papà per una foto “perché anche lei si chiama Giada”, oppure che Tiffany Cromwell, australiana della GreenEdge, racconti molto volentieri come le è venuto in mente di fare più di 100 km di fuga in solitaria in una tappa – la quinta- che di chilometri ne annotava 128.

Insomma, qualcosa a metà tra la festa in piazza e la curiosità di quando arriva il circo e si cerca di vedere da vicino i fenomeni che il baraccone propone. Anche qui di fenomeni si tratta, ma di sport: Marianne Vos, la bambina, ha le tasche appesantite da una ventina di medaglie tra oro e argento – e anche qualche bronzo – colte ai Mondiali e agli Europei, su strada, pista e ciclocross. La Bronzini è due volte Campione del Mondo, a Copenaghen 2011 e Melbourne 2010. Poi c’è Tatiana Guderzo, tra i suoi allori il Mondiali di Mendrisio 2009 e gli Europei under 23 del 2004.

Fenomeni appunto. Al netto dei conti (in medaglie) in tasca, sono state tutte da ammirare le 135 protagoniste, espressione delle migliori 17 formazioni internazionali (tra cui le prime 10 dell’UCI world ranking), in rappresentanza di 26 nazioni e di 4 continenti, per l’appuntamento più importante del calendario rosa.

Ora che il Giro è finito, sotto con “le Tour and the Olympics!” mi dice Roxy, cioè Roxanne Knetemann, del treno Rabobank, campione olandese a punti nel 2009 e figlia di Gerrie Knetemann, che nel 1978 a Nurburgring fece piangere me bambino ma già moseriano, e tanti altri come me.

Poi Roxy torna a cantare e ballare con le altre fino a che Sara Brambilla, l’organizzatrice del GiroDonne (si scrive al singolare ma ci sono state tre o quattro Sara Brambilla al Giro, tanto il suo daffare) chiama Marianne per la conferenza stampa. E la Vos, con la faccia ancora sporca e stropicciata, ma con l’emozione che finalmente si scioglie in un pianto di gioia, obbedisce.

Poi, subito dopo, riparte. Stavolta verso casa.

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