In barba alle regole del Cio

I principi, anche i più solenni, evaporano quando ci sono di mezzo potenze economiche gradite all’Occidente. Il Comitato olimpico internazionale non ha osato sanzionare l’Arabia Saudita che discrimina le donne

L’antefatto riguarda il ruolo del Comitato olimpico internazionale stabilito solennemente dalla Carta olimpica, alla quale tutti gli sportivi del mondo dovrebbero sottostare. Al paragrafo 5 si legge che il Cio “favorisce, con tutti i mezzi appropriati, la promozione delle donne nello sport ad ogni livello e in tutte le strutture, e in particolare modo negli organi esecutivi delle organizzazioni sportive nazionali e internazionali, per una rigorosa applicazione del principio di uguaglianza tra i sessi”.

E ancora, poche righe dopo, rammenta come “ogni forma di discriminazione verso un Paese o una persona, sia essa di natura razziale, religiosa, politica, di sesso o altro è incompatibile con l’appartenenza al Movimento Olimpico”.

In apparenza, “se non ti adegui, sei fuori, ti cacciano”. Invece no, se conti, “sei dentro, e riverito” se il Paese che rappresenti è il miglior alleato dell’Occidente.

Vediamo i fatti. Dapprima le intenzioni.

Il 4 aprile 2012 il principe Nawwaf al-Faisal, ministro dello sport e presidente del Comitato olimpico saudita, tiene una conferenza stampa a Jeddah, durante la quale dichiara, imperturbabile: “Lo sport femminile non è mai esistito nel nostro paese e non abbiamo intenzione di muoverci in questa direzione. Al momento non stiamo minimamente prendendo in considerazione la partecipazione di donne alle prossime Olimpiadi”.

Ora vediamo che cosa è seguito.

All’attenzione del Comitato Esecutivo del Cio, in programma dal 23 al 25 maggio in Quebec, viene portata la mozione che avrebbe dovuto imporre alla monarchia wahbita la partecipazione di donne saudite ai Giochi, in base a uno dei Principi Fondamentali della Carta Olimpica, quella che si richiama alle discriminazioni, basate su sesso, razza o religione.

Non solo la discussione viene troncata, ma il Comitato olimpico saudita nemmeno viene sanzionato con un’ammenda.

Forse perché l’avrebbero pagata senza battere ciglio. Talvolta lo sport compra i suoi successi (o paga per gli insuccessi).

Aggiornamento (12/07/12): Poche ore dopo il nostro post delle 16 è giunta la notizia che due atlete dell’Arabia Saudita si schiereranno ai Giochi perché il loro Paese, su pressione del Comitato Esecutivo del CIO, si è arreso e le ha convocate. Parteciperanno alla sfilata del 27 luglio con il loro Paese. Una buona notizia per la quale esultano le associazioni per i diritti umani e anche noi, che non ne abbiamo merito, ma ci tenevamo. Parecchio.

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