Cheers, vuol dire evviva

Nello scorso week end è andato in scena a Riccione, al PlayHall, il campionato europeo di Cheerleading, disciplina d’intrattenimento che “sa di sport” per l’impegno fisico che comporta. Un’attività molto recente nel panorama italiano, che riscuote non pochi consensi in virtù del mix di ingredienti proposti: ginnastica, danza e stunt ne sono il presupposto, con impegnative coreografie che mettono a dura prova le squadre, interpretate per intero da ragazze, mentre in origine il fenomeno, legato al tifo nei college statunitensi, vedeva protagonisti esclusivi i maschi, in piccoli gruppi organizzati. Nel 1880, quando il Cheerleading si è manifestato per la prima volta all’università di Princeton, era puro e semplice incitamento, raccordo dei cori dei tifosi partecipi delle sorti della squadra di casa, chiamati in ogni caso a rincuorarla. Cheers sta per evviva, ovazione, grande partecipazione di tifo.

Dal 1923 il fenomeno ha virato decisamente al femminile, coinvolgendo le ragazze pon pon (o cheeleaders), partecipi di tutte le pause dell’evento sportivo, chiamate a sollecitare il tifo amico fra un tempo e l’altro dell’incontro di basket o di football americano o nelle pause a richiesta (timeout). Una forma di intrattenimento che il tempo ha rischiato di avvilire: negli Usa, dove il buon gusto non è di casa, sono state annotate apparizioni di dubbio gusto, protagoniste alcune ragazze scollacciate, tanto che uno Stato puritano come il Texas nei primi anni Duemila le ha … castigate, in ogni senso.

Il Cheerleading non è più soltanto contorno di ogni spettacolo sportivo a tonalità nordamericana, ma si è fatto competizione a sé, sfida di gruppi di ragazze molto ben preparate. Giocando in parallelo, ricorda per certi versi il nuoto sincronizzato, anche se meno faticoso, visto che non comporta esercizi in apnea. Ha conquistato adesioni e favore anche in ragione di vari film a tema che l’hanno reso popolare (2000 Ragazze nel pallone e il sequel Tutto o niente, poi Heroes).  Lo praticano un po’ ovunque in Europa, in Cina, Giappone e in Centro America, oltre che in Nuova Zelanda.

Da noi il Cheerleading è molto giovane, la Federazione ha poco più di due anni, ed è già stato al centro di una polemica, poi risolta, in occasione dei Tricolori di Salsomaggiore, dove le vincitrici del titolo, le riccionesi del team PlayHall Sisters, si sono viste declassare al 9 posto in graduatoria per un limite d’età non rilevato in fase di iscrizione. Due delle ragazze che componevano la formazione riccionese non avevano ancora compiuto i 18 anni, come il regolamento di gara prevede per la categoria.

Gli Europei di Riccione hanno visto la partecipazione di ben dieci nazioni (Finlandia, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Russia, Slovenia, Grecia, Croazia e Kazakhstan) che hanno schierato quasi duemila atlete. Ottimo pubblico, rilevato in 12 mila presenze nelle due giornate di gara. Per i team italiani solo piazzamenti di rincalzo, al momento, con le Panther Cheers di Gattinara quarte nella Sunshine Cup.

E le All Blacks Cheer di Santa Marinella anch’esse quarte nel Group Stunt Mixed Junior.

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