Ce n’è per Grillo e per Prandelli

Caro direttore, posso fare due brevi considerazioni, prima di archiviare finalmente gli Europei di calcio? Riguardano Grillo e Prandelli.

Cominciamo da Grillo. 

Appena uscito dall’acqua color smeraldo di Porto Cervo, Beppe Grillo si è attaccato ancora bagnato al computer e ha aggiornato il suo blog rivelando che lui, domenica sera mica ha tifato Italia, ma Spagna. Niente di nuovo, perché è un po’ che Grillo tifa contro l’Italia, augurandosi che esca dall’euro, che non onori il debito pubblico e quant’altro. È come quelli di Radio Padania, come il Trota, come Travaglio (sì, pure Travaglio, che, pensate un po’, stava addirittura con la Germania della Merkel), però mi aspettavo che, dopo aver fatto la solita battutaccia su Rigor Montis, Grillo concludesse dicendo che la prossima estate lascerà il mare color smeraldo di Porto Cervo e andrà a postare da Palma de Majorca o dalla Costa Brava. Invece no. È contento che l’Italia abbia perso, ma da Porto Cervo non si stacca. Mica scemo.

Passiamo a Prandelli.

È bravo, affidabile, sicuramente una persona seria, d’accordo. Ma che cosa vuol dire che l’Italia è un paese vecchio e gli innovatori sono soltanto loro della Nazionale? Dove sta l’innovazione? Nel gioco? Ma dài, allora  che cosa dovrebbero dire gli spagnoli?

Negli uomini? Neanche perché, a parte Balottelli, sono sempre quelli, da Buffon a De Rossi a Pirlo a Cassano. Nello spirito? Ma no, lo spirito patriottico l’avevano anche le squadre di Trapattoni, di Zoff, di Lippi, di Bearzot. E allora? Allora sono parole in libertà, dettate dall’eccitazione del momento. Perché il nostro, sportivamente parlando, è un paese vecchio, che nella sua lunga vita di finali ne ha giocate tante, vincendole e perdendole, prima ancora che arrivassero gli innovatori.

È tutto. Adesso basta con la Nazionale di calcio. Majora premunt: le Olimpiadi.

Forza vecchia Italia!

di Lello Gurrado

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