Due montagne rocciose in Ucraina

Sono i Klitscho ma non li troverete sulla carta orografica del Paese…

In Ucraina sono presenti due montagne che non si rintracciano sulla cartina geografica ma che sono comunque ben impresse nella memoria e nel cuore dei suoi abitanti. Hanno lo stesso nome, che non si può abbreviare e non si può fraintendere: Klitschko.

Vitali e Wladimir Klitschko, classe 1971 e 1976, sono alti più o meno 2 metri – centimetro più, centimetro meno – per oltre 100 kg di peso; altezza e peso difficili da scalare e da cui invece piovono sassi che seppelliscono quasi tutti gli sfidanti: 44 vittorie su 46 incontri per Vitali, 57 su 60  per Wladimir. Sono pesi massimi, Vitali è stato il primo a laurearsi campione del mondo WBC e WBO, poi Wladimir lo ha emulato e superato, quanto a “cinture” mondiali.

Un palmarès approssimato per difetto perché le medaglie dei fratelli Klitschko includono allori olimpici, europei e mondiali, nonché onorificenze nazionali come quelle di “eroe d’Ucraina” (per Vitali) che ricordano quelle di un altro noto cittadino ucraino, il presidente del Pcus Leonid Breznev, in ragione di ben altri combattimenti ed esibite durante le sfilate dell’Armata Rossa.

Per amor di verità, Vitali è nato in Kyrgystan mentre Wladimir in Kazakhstan, paesi che dopo essere rimasti a lungo confusi nel mazzo di carte delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, nel 1991 si sono riappropriati della loro affascinante identità di terre di mezzo tra Europa e Cina, così come le altre regioni dell’Asia centrale il cui nome finisce col suffisso “stan”, cioè terra.

Lì hanno vissuto per qualche tempo i genitori dei due pugili perché il padre, colonnello dell’aeronautica sovietica e pilota di Mig, viveva continui trasferimenti per basi aeree qua e là per l’Urss. Da Kiev nel 1986 è decollato per soccorrere la popolazione ucraina dal disastro nucleare di Chernobyl, sapendo bene che per salvare le vite degli altri avrebbe dovuto condannare la propria, come infatti è successo: Vladimir Klitschko Rodionovich è morto lo scorso anno in conseguenza delle radiazioni nucleari alle quali si è esposto durante le centinaia di voli effettuati nella zona contaminata.

È molto probabile che l’esempio del padre abbia inciso nella scelte di Vitali, che non si è accontentato di combattere sul ring ma ne è sceso per continuare a farlo per il suo paese. Ha di fatto interrotto gli allenamenti per correre in difesa di Yulia Timoshenko quando è stata arrestata nell’agosto del 2011 e, da leader dell’UDAR – l’alleanza democratica per le riforme – si candiderà alle elezioni parlamentari del 2012 perché vuole usare “il pugilato seguendo l’esempio di Mohamed Alì per la mia Ucraina, paese paralizzato dalla corruzione e dai brogli elettorali”.

Se non basta questo a completare il profilo di vero eroe nazionale va detto che Vitali, laureato in  filosofia, conosce a memoria un capolavoro della letteratura russa del ‘900 come “Il maestro e Margherita”, romanzo tra il satirico ed il grottesco di Bulgakov, in cui l’autore di Kiev irride l’imbalsamata realtà sovietica degli anni ’30.

Da parte sua Wladimir non è da meno; è laureato in scienze motorie pedagogiche ed ha accettato di mettere in palio il suo titolo di campione contro Tony Thompson tra 11 giorni a Berna, ma non di combattere contro il fratello: nemmeno per un’offerta davvero indecente del pittoresco boxing promoter Don King che ha inutilmente buttato sul piatto 100.000 dollari. Ha detto no per una promessa fatta alla mamma e che va onorata.

Una storia di eroi quasi senza macchia, di sicuro senza paura, che si offre per la consacrazione finale: la celebrazione tramite il cinema. Un produttore cinematografico tedesco, perché i Klitschko vivono sì a Kiev ma anche ad Amburgo, ne ha fatto un docu-film in uscita proprio in questi giorni: quasi due ore per raccontare questa storia di orgoglio e di riscatto.

Sarà vera gloria? Questa storia di eroi sembra un po’ troppo uguale a quelle del passato, anche sovietico, alle quali vorrebbe contrapporsi. Ma nell’ex “granaio dell’URSS” sono cresciute due montagne rocciose sulle quali gli ucraini saliranno volentieri per provare a guardare lontano. In Ucraina c’è bisogno di eroi e non di domande sofisticate.

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