Traverlonga, la “regina dei laghi”

 

Oltre cento partecipanti, tra agonisti, master, amatori giovani e anziani, nuotatori e triathleti, in gara sabato scorso alla “Traverlonga” con la voglia di misurarsi prima di tutto con se stessi, i propri limiti fisici e mentali, oltre che competere con gli altri. Quarta edizione della traversata a nuoto del lago d’Orta, da Omegna al Lido di Gozzano, una bella prova che si snoda lungo 13,5 km. Il tempo, per capirci, non conta, è una gara di testa, di volontà per raggiungere il traguardo. La Traverlonga è e resterà, come chiarisce l’organizzatore Marco Quaranta, “una gara a livello amatoriale, dove conta arrivare“.

A scanso di equivoci è una traversata delle più dure, a livello di laghi e chi vi scrive lo può testimoniare avendo partecipato alla prima edizione.

Le sensazioni che si provano sono molteplici, si può partire in buone condizioni e credere che tutto funzioni sino al termine, ma già al primo rifornimento, a Crabbia (km 5,3) inizi a preoccuparti, capisci che mancano oltre 8 km. Oltre alla forza, per andare avanti devi tirare fuori il carattere e la determinazione per andare avanti. Nuoti per altri 4 km. che sembrano interminabili, i muscoli delle braccia sono pesanti e ogni volta che le sollevi l’impresa si fa faticosa. Nuotare nel lago e cercare di capire quanto manca all’arrivo è complicato poiché, anche sollevando la testa per vedere il promontorio di Orta, la percezione della distanza dietro un paio di occhialini è incerta.

Al secondo rifornimento finalmente si può bere, un gel energetico che probabilmente non serve a niente, ma quantomeno ti fa credere di avere bevuto la pozione magica che adesso ti fa volare. Si riparte con poche forze, ma con tanta forza d’animo per l’ultimo tratto, bracciata dopo bracciata, ti rendi subito conto che quella pozione magica non era poi cosi miracolosa. Ancora 4,5 km, i dolori si manifestano un po’ ovunque e una vocina oltre a suggerirti di fermarti, chiede chi te lo ha fatto fare! Conti le boe lungo il percorso e al raggiungimento della 8 vedi il promontorio, ma sai che l’arrivo è ancora distante, qualcuno colto dalla sete sorseggia gocce del lago. Da questo momento in poi le braccia girano da sole, senza forza, senza spinta, è un moto perpetuo e ti rendi conto che la mente viene prima del corpo. Dal racconto di Marco: “Le braccia sembrano due pale di quei vecchi battelli che solcavano le acque del Mississippi nell’800 nei racconti di Mark Twain”.

Finalmente si scorgono le bandiere dell’arrivo presso il Lido, la gioia comincia a scuoterti, ti senti un eroe, l’autostima non è mai stata così alta, è fatta, in testa tanti pensieri, c’è chi ha la famiglia, gli amici, i genitori o il pubblico accorso numeroso e pensi che siano li per te, quando esci per un attimo ti senti un eroe e lo sei veramente. Finalmente puoi toccare terra alzarti e avere quell’attimo di gloria grazie allo speaker che pronuncia il tuo nome, la gente che ti applaude e i complimenti che si sprecano. Il nuoto è come una droga, la più pervasiva e sana dipendenza che io conosca.

Per la cronaca, il primo a toccare l’arrivo a Gozzano è stato il bergamasco Alessandro Gesini con un tempo di 02:52:07, seconda classificata e prima tra le donne l’ex nazionale Valeria Vergani plurititolata campionessa mondiale master con un tempo di rilievo: 02:54:31. Terzo Marco Allegretti 02:59:44 che ha preceduto il milanese Marco Leone 03:10:08. Tra i partecipanti nomi noti per traversate al limite: un buon esempio è Alessandro Orlandi del Geas Master che lo scorso anno ha attraversato la Manica. Presenti anche le forze armate con due rappresentanti del Reggimento Lagunari Serenissima di Venezia. Ottimi piazzamenti per il gruppo del Geas Master di Sesto San Giovanni, presente numeroso per il secondo anno consecutivo, con Davide Mandelli, Paolo Piscaglia, Lara Ciceri, Elena Campanini, Diego Innocenti, Massimiliano Migliara, Andrea Fioresino e il già citato fondista Alessandro Orlandi.

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