La consacrazione di Valentina e Oscar

La Vezzali, portabandiera azzurra all’Olimpiade di Londra e De Pellegrin, alfiere azzurro per le Paralimpiadi di fine agosto, hanno ricevuto oggi dalle mani del Presidente della Repubblica il vessillo tricolore in quanto “rappresentanti della nazione italiana“.

Valentina è un tipo tosto, Oscar non è da meno, ma il discorso del Presidente un po’ li ha spiazzati, anche se Giorgio Napolitano si è fatto interprete, presso gli 80 azzurri convenuti al Quirinale per la cerimonia di consegna del tricolore, di una piccola lezione di educazione civica, che qui riassumiamo: “Voi rappresentate la nazione italiana. L’Italia è anche uno Stato ma è nata ben prima come nazione. E le nazioni sono custodi della loro identità, un impasto di cultura, di partecipazione sociale, di senso civico. Del resto cosa sono le Olimpiadi e le Paralimpiadi se non una festa delle nazioni?“.

Azzurri costretti a riflettere, mentre i due portabandiera erano visibilmente toccati dalle parole del Presidente.

Non una promessa, ma una semplice intenzione: a margine della cerimonia è trapelato che Giorgio Napolitano potrebbe essere presente a Londra per la cerimonia inaugurale dei Giochi, il 27 luglio, a meno di contingenze diverse e negative (leggi crisi) che lo costringano a sostare in Italia.

A chiudere, il presidente del Coni Gianni Petrucci, nelle pieghe di un discorso dai toni scontati, si è lasciato andare a una frase che non ascoltavamo da anni: “Nello sport c’è la cultura della vittoria, ma anche quella della sconfitta. Noi ce la metteremo tutta per onorare il nostro Paese, ma senza sconfinare nel fanatismo”.

Parole sante, si sarebbe detto un tempo. Parole laiche, vien da dire oggi. In ogni caso parole di sport. Finalmente.

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