Kiev non scaccia i fantasmi

I gol di Sheva, che nella prima partita hanno minimizzato la Svezia, non sono bastati all’Ucraina per restare nell’Europa del calcio.  Dopo la batosta subita dalla Francia, il fantasma del gol si materializza al minuto 17 del secondo tempo con l’Inghilterra, nel tiro di Devic che solo il giudice di porta non convalida. E pensare che era lì apposta. Così i padroni di casa escono da Euro 2012. Va detto che i fantasmi che tengono fuori dall’Europa la squadra di Blokhin e l’intero paese sono ben altri, il gol di Devic al confronto sembra il fantasmino Casper, quello dei cartoni animati.

Sono in primo luogo i fantasmi della corruzione, sempre ben accetta e praticata, innervata dalla grande circolazione di denaro contante, diretta conseguenza dell’inaffidabilità degli istituti bancari, autori di truffe da scandalo nei confronti dei poveri cristi che provano a risparmiare, anche spostandosi in città con l’autostop, ma solo dopo aver contrattato il prezzo del passaggio.

La lettura di questi Europei 2012 passa anche attraverso un soggetto come Volodimir Artiukh, imprenditore che nonostante abbia ammesso di aver intascato dei fondi provenienti da una banca di proprietà dello Stato, la Rodovid, possa tranquillamente occuparsi della totale ristrutturazione dello stadio olimpico di Kiev, quello della finale, per la quale è ulteriormente indagato. Due le inchieste a suo carico.

Ma anch’io non mi preoccuperei per un affare di pochi spiccioli al confronto della previsione di debito che Kiev avrà con il Fondo Monetario Internazionale a fine torneo: 8 miliardi di dollari secondo Deutsche Bank, 12 per i russi di Sberbank.

È tranquillo persino il presidente Yanukovych che definisce il Paese “in ripresa”. L’opposizione però, tramite il vice Presidente del Parlamento Mykola Tomenko, avvierà un’indagine per possibile appropriazione indebita dei fondi UEFA durante la preparazione del torneo continentale.

Altri fantasmi potrebbero tenere Kiev fuori dall’ Europa, per metterla di fronte alle sue responsabilità. Nel caso quelle di una giovane madre che in ottobre è stata arrestata nel sud-est del paese per aver cercato di vendere la figlia per 9 mila euro. Vendita da collocare in quell’orrore che si chiama traffico di organi di umani: bambini che vengono comprati e venduti come fanno gli sfasciacarrozze con le auto da rottamare. Bambini anche molto piccoli, anche neonati, per una compravendita  di tessuti e cellule umane.

Le indagini su questo schifo non sono certo semplici. L’associazione dei diritti umani di Karkhiv ha il suo bel daffare a districarsi tra i silenzi comprati alle madri, la fuga in ordine sparso di medici impauriti,  l’allontanamento del ministro Palichuk  – già nel 2006 a conoscenza del problema – e, in perfetto stile sovietico, l’improvvisa morte per infarto di due testimoni e un terzo, un barbone che viveva in strada, arso vivo nei suoi stracci.

Ma almeno in fatto di fantasmi siamo in democrazia, perché Yuscenko, il leader politico che a metà degli anni 2000 ha cercato di avvicinare l’Ucraina all’Europa e alla Nato, ha subìto un tentativo di avvelenamento che lo ha lasciato completamente sfigurato e per il quale è ancora sotto forte trattamento farmacologico. Un suo alleato di allora, David Zvania, passato poi con Yulia Tymoshenko, ha però raccontato  alla BBC che Yuscenko non è stato avvelenato, ma ha falsificato i test di laboratorio per sostenere questa tesi.

In Ucraina i fantasmi ci sono ma non si vedono, non ci sono ma se parla. Ma il cammino per l’Europa è lungo abbastanza per lasciar perdere le brutte abitudini sovietiche.

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